Roberto Burle Marx

Pubblicato in occasione della mostra a lui dedicata dalla Cité de l'architecture & du patrimoine, questo catalogo celebra il paesaggista come interprete della cultura brasiliana del Novecento.

 

Recensioni / Barbara Boifava

Roberto Burle Marx. The Modernity of Landscape, a cura di Lauro Cavalcanti, Farès el-Dahdah, Francis Rambert, fotografie di Leonardo Finotti ACTAR , Cité de l'architecture & du patrimoine, Barcellona 2011 (pp. 350, € 39.00)

"The twentieth-century landscape architect is asked to design many different things – impressive gardens or garden retreats; roadside shoulders, parks and boulevards, commemorative monuments or public areas, botanical gardens and sometimes plant nurseries, which may be objects of extraordinary beauty". La voce recitante dell'architetto paesaggista brasiliano Roberto Burle Marx (1909-1994) riecheggia nelle pagine del catalogo che ha accompagnato la mostra Roberto Burle Marx, la permanence de l'instable, tenutasi a Parigi alla Cité de l'architecture et du patrimoine, dopo le esposizioni di Rio de Janeiro, São Paulo e Berlino, per celebrare l'efficace e originale pratica paesaggistica di un valoroso interprete della cultura brasiliana del Novecento, capace di conciliare l'esuberanza della natura tropicale con le forme architettoniche dello spirito modernista, alla luce di una profonda coscienza ecologica.

Tra le prime pagine del catalogo edito in versione inglese e francese, un evocativo ritratto di Burle Marx nelle serre del Sítio Santo Antônio da Bica riverbera il singolare effetto grafico generato dai ripados allestiti per filtrare la luce solare e suggerisce il carattere vitale di un'esperienza estetica in cui arte e natura interagiscono e si confondono. La molteplice e feconda attitudine disciplinare che contraddistingue il modus operandi di un professionista dotato – paesaggista, disegnatore, pittore, scultore, profondo conoscitore di botanica, musicista e scenografo – è colta e argomentata nei diversi contributi raccolti in questa valida pubblicazione attraverso interessanti chiavi di lettura.

Roberto Burle Marx durante una spedizione a botanica in Ecuador, 1974. Foto di Luiz Correia de Araújo, archivio Luiz Correia de Araújo.

I due testi introduttivi, tra i quali lo scritto di Lauro Cavalcanti ideatore e curatore della mostra, tratteggiano un quadro biografico generale su Burle Marx e danno conto della creazione di un lessico internazionale moderno dei giardini, a partire dalla valorizzazione estetica della flora autoctona, e dell'invenzione di un paesaggio tropicale, il cui fattore instabile recita un ruolo decisivo insieme alla permanenza degli elementi di una tradizione indigena. Come fa notare Farès El-Dahdah nel suo convincente saggio, i paesaggi instabili di Burle Marx sottendono la messa in questione del rapporto tra spazio e tempo, che è all'origine di una logica formale fondata su una geometria fluida e un'attenta topologia.

Copertina di Roberto Burle Marx. The Modernity of Landscape, a cura di Lauro Cavalcanti, Farès el-Dahdah, Francis Rambert, Barcellona 2011

Il taglio narrativo delle tre sezioni successive prende le mosse dalla traduzione e presentazione in questo volume di tre illuminanti e dense conferenze, nelle quali il paesaggista brasiliano entra nel vivo del dibattito contemporaneo e ci rimanda al mondo culturale – non solo architettonico paesaggistico ma anche letterario, storico, scientifico – in cui maturano le convinzioni che lo hanno reso protagonista di un'apertura moderna della progettazione paesaggistica.
Gli orientamenti progettuali sottolineati da Burle Marx in una delle sue prime conferenze dal titolo "Concepts of composition in landscape architecture" (1954), confermano principi essenziali e obiettivi inediti non disgiunti da una consapevole ispirazione ecologica e da un rigoroso intento pedagogico, volti a propagandare i paesaggi brasiliani come principio di identità nazionale del paese. A Jacques Leenhardt spetta il merito di avere colto nella sua opera un'essenzialità estetica tesa a risolvere la tensione tra valori locali e linguaggio universale e il suo interesse per "a pedagogical and ecological approach that could be seen as the idea of the garden as a microcosm of Brazil".

 
La riconosciuta dimensione etica del paesaggista richiama l'emergenza di una nuova cultura collettiva mossa da una ragione ecologica in difesa della natura brasiliana.
 

Pithecolobium tortum series, 1960 ca. Inchiostro e gouache su carta, 70 x 100,6 cm. Roberto Burle Marx, IPHAN/MinC.

La riconosciuta dimensione etica del paesaggista richiama l'emergenza di una nuova cultura collettiva mossa da una ragione ecologica in difesa della natura brasiliana. Questa presa di coscienza affonda le sue radici in una "scienza della percezione" che José Tabacow, valente collaboratore di Burle Marx per circa vent'anni, ravvisa in una passione botanica scientificamente coltivata e alimentata da un indispensabile convivio con botanici di esperienza. Il contributo di Tabacow inoltre chiama in causa la fragilità di un'analogia semplicistica tra pittore e paesaggista, spesso riconosciuta nella pratica professionale di Bule Marx. Il giardino viene esaltato in quanto opera d'arte e con esso il paesaggio circostante che ne deve essere il riflesso, in un atto di riconciliazione tra natura e artificio che Lars Lerup sottolinea nel saggio "Bifurcations".
È poi lo stesso paesaggista a dare conto di una disciplina fortemente elaborata e del tutto autonoma che, a partire da una materia prima vivente, si trasforma e possiede caratteri peculiari. "The art of designing a garden is one of the most – if not the most – complex of all arts, requiring an understanding of other arts, and a willingness to learn from nature" spiega Burle Marx nella conferenza "The garden as art form" (1962) che introduce la seconda sezione del catalogo. La sua attività creativa, al confine tra arte e architettura, genera forme radicalmente moderne ed esperienze visuali inedite, riconosciute nella sua opera pittorica, argomentata da Lélia Coelho Frota, e in alcuni progetti per giardini privati, selezionati e accuratamente descritti da André Corrêa do Lago.

Giardini del Ministero delle Armi. Praça des Cristais, Brasilia 1970. Architetto: Oscar Niemeyer.

"Landscape architecture in the city" (1983): la natura declinata in uno scenario urbano si palesa nell'originale ideologia spaziale e nella moderna valenza compositiva dei toits-jardin concepiti da Burle Marx e indagati nella terza sezione del libro. Le sperimentazioni formali organiche dei giardini del Palácio Capanema (MES) di Rio de Janeiro spiccano nelle tesi esposte da Dorothée Imbert e Valerie Fraser, che nel loro disegno riconoscono un omaggio e al contempo una critica alla lezione razionalista di Le Corbusier.
Conclude il volume il contributo di Francis Ramber che muove da un concetto di "nature-city" ed estende il quadro dei riferimenti alla scena contemporanea, attraverso due interessanti conversazioni con Gilles Clément e Patrick Blanc. La ricchezza botanica e la profonda sensibilità al carattere architettonico della vegetazione tropicale individuate nell'opera del paesaggista brasiliano da questi due specialisti, sono esibite negli scatti di Leonardo Finotti realizzati in occasione dell'esposizione di Parigi. Le eloquenti fotografie, insieme alle brillanti ed estremamente elaborate tavole di progetto – esposte in mostra e in parte riprodotte nel catalogo grazie allo Studio Burle Marx & Cia. Ltda ancora oggi guidato dallo stretto collaboratore Haruyoshi Ono – corroborano la grande forza espressiva e la notevole qualità dell'opera di una figura chiave per la comprensione del modernismo brasiliano. Barbara Boifava

Giardini del Banco Nacional de Desenvolvimento Econômico e Social (BNDES), Rio de Janerio, 1974 e 1985. Architects: Alfredo Willer, Ariel Steele, Joel Ramalho Jr, José Sanchotene, Leonardo Oba, Rubens Sanchotene e Oscar Müller.