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Base / Progetti per l’arte presenta un ciclo di eventi dedicato all’Architettura Radicale, con i protagonisti del movimento nato a Firenze alla fine degli anni Sessanta.

 

Notizie

Da una Firenze riemersa dalle acque del novembre 1966, nello stesso dicembre a Pistoia, con la mostra della “Superarchitettura” emersero Archizoom e Superstudio.

Con tutta l’insicurezza, lo scetticismo e un po’ di cinismo decisero di diventare “Super”. Liberati dai residui e dalle infatuazioni architettoniche della cultura rappresentata dall’eredità del razionalismo, iniziarono una demolizione della disciplina attraverso azioni di guerriglia, cavalli di Troia, trasgressioni che vedevano anche Pettena e Ufo già operanti fuori e dentro l’Università, e che miravano a sovvertire le basi di una società monotona, grigia e borghese. Un modo di operare, mescolando e contaminando le arti, che porta all’antidesign con il suo brivido di novità che tanto irritava i designers milanesi che lo definivano volgare.

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Superstudio, Niagara

“Il nostro lavoro è stato sì un lavoro critico ma soprattutto un lavoro in una specie di terra di nessuno, che era quella che si stendeva tra l’arte e il design, tra la politica e l’utopia, tra la filosofia e l’antropologia, era un tentativo di critica radicale e da qui forse il nome di architettura radicale, di critica radicale alla società”.

Da queste parole di Adolfo Natalini è possibile cogliere l’intera essenza che ha caratterizzato il movimento radicale a Firenze, che sull’onda anche della rivoluzione studentesca aveva visto crescere, oltre ad Archizoom, Superstudio, Ufo, Pettena, i 9999, gli Zziggurat e Remo Buti, molti dei quali avevano seguito il corso sul “Piper” di Leonardo Savioli.

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Gianni Pettena, Some Call Him Pig, 1971

In loro, anche se si muovono su terreni diversi e a volte contraddittori, è presente un’ironia dissacrante, fredda e tagliente verso una società che li voleva ai margini. Una messa in scena della crisi attraverso l’utopia al fine di ricondurre la società a una dimensione reale criticandone l’immagine apparente e ingannevole. Nello stesso momento si muovevano su questa scena di una ricerca visionaria gli inglesi Archigram con Peter Cook e Ron Herron, Cedric Price, in Francia Yona Friedman, a Vienna Hans Hollein e Walter Pichler, Coop Himme(l) blau, i Salz der Erde e, a Milano poco dopo, Alessandro Mendini, Ettore Sottsass, Franco Raggi, Ugo La Pietra, a Torino gli Strum, a Napoli Riccardo Dalisi...

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Remo Buti, The City

I loro lavori, ormai esposti nelle collezioni dei più celebri musei, sono stati a volte visti, ma solo in Italia, come una serie di provocazioni goliardiche pressoché incomprensibili. Ciononostante conobbero un’immediata circolazione internazionale tanto che furono molti i giovani architetti influenzati da questi misteriosi gruppi visionari – fra gli altri Bernard Tschumi, i Site e Rem Koolhaas, e poi ancora Eisenman, Foreign Office, Future Systems e molti altri ancora.

Oggi sono ancora riferimento per le più giovani generazioni di artisti e architetti che ne rilevano il ruolo iconoclasta e fondativo di una libertà di disegnare e progettare il mondo come fisicizzazione del divenire della cultura emergente.

Gli appuntamenti di Base | Progetti per l’arte, ognuno con il contributo e la presenza di alcuni dei protagonisti, saranno caratterizzati dalla presentazione di oggetti e documenti radicali, da azioni, performance, narrazioni e dalle conseguenti discussioni che potranno emergere attorno ad essi tra gli autori e il pubblico presente.

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Zziggurat, Archeologia del futuro, 1978


dal 23 luglio al 15 settembre 2014
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Un progetto di: Base / Progetti per l’arte con Pino Brugellis, Lorenzo Bruni, Giovanni Bartolozzi.
Base / Progetti per l’arte
Via San Niccolò 18r, Firenze

3 luglio, h. 19.00
Gianni Pettena

8 luglio, h. 19.00
Archizoom (Dario Bartolini, Gilberto Corretti)

10 luglio, h. 19.00
Zziggurat (Alberto Breschi)

15 luglio, h. 19.00
Remo Buti

17 luglio, h. 19.00
9999 (Carlo Caldini)

22 luglio, h. 19.000
Superstudio (Piero Frassinelli, Adolfo Natalini)