Faccia a faccia con Ai Weiwei e la sua mostra con molti Lego

L’artista cinese torna in Italia, nella sede toscana della super trendy Galleria Continua, dove l’abbiamo incontrato.

“Insomma, ho quasi 67 anni…”, dice Ai Weiwei; e quell’inciso buttato lì con un mezzo sorriso è la chiave che, alla fine, aiuterà a spiegare tutto: la condizione d’animo in cui adesso si trova, così come il tenore delle riflessioni e delle stoccate sparse sia nella densa conversazione con Tim Marlow (direttore del Design Museum di Londra e curatore della grande retrospettiva alla Royal Academy del 2015 dedicata a Weiwei, la prima che l’artista dissidente potè seguire di persona dopo essere stato arrestato nel 2011), sia alla fine, rispondendo alle domande di chi è venuto qui per ascoltarlo.

“Qui” è la Galleria Continua di San Gimignano, in provincia di Siena, che torna a dedicargli una mostra a dodici anni dal suo debutto in terra toscana: un evento d’impianto museale (aperto al pubblico fino al 15 settembre) concepito per ripercorrerne la parabola nell’arco di tempo che va dalla seconda metà degli anni '90 a oggi. Al centro, come punto focale, un’ampia selezione di opere – anche inedite – da lui realizzate tra il 2019 e il 2023 con i Lego, inusuale mezzo espressivo ora prediletto.

Il più imponente è quello che sovrasta gli invitati, riuniti sul palco di questo vecchio cinema-teatro diventato nel 1995 sede della galleria. Al cospetto di una platea deserta ma colma di assenze (quelle evocate dai 2.600 vecchi sgabelli dell’installazione “Stools”), spicca una maxi riproduzione del Cenacolo di Leonardo (più di 3 metri di altezza per quasi 7 di lunghezza, insomma poco meno dell’originale) assemblata con un’infinità di mattoncini giocattolo.

L’immagine a effetto pixel replica fedelmente la sacra rappresentazione, a eccezione di due particolari: i colori accesi e decisamente pop delle vesti indossate dai personaggi, e il volto beffardo di Ai Weiwei al posto di quello di Giuda. È un riferimento al destino del padre (il poeta Ai Qing, vittima di delazione ed esiliato ai tempi di Mao), ma anche al fatto che è meglio non fare troppo affidamento sulla presunta correttezza di noi uomini e donne, «magari anche io potrei vendervi come l’apostolo ha fatto con Gesù», insinua lui.

Il suo è un viaggio a ritroso in cui gli elementi disturbanti che rimandano all’oggi sono sempre presenti. All’inizio del percorso espositivo si è accolti dalle tessere plastificate della “Venere dormiente” dipinta dal Giorgione (dove accanto alla dea romana della fertilità spicca una gruccia, a ricordare gli aborti clandestini praticati prima che la possibilità d’interrompere la gravidanza venisse riconosciuta legalmente) e da quelle de “Il ratto delle Leucippidi” di Rubens (a cui l’artista giustappone un panda, simbolo del potere statale cinese contemporaneo). “Una domenica pomeriggio sull'isola della Grande-Jatte“ di Georges Seurat viene attualizzata, nella declinazione Lego, dalla presenza di una donna rifugiata, mentre quattro versioni della “Gioconda” (come nelle serigrafie di Andy Warhol) recano le sbavature di un immaginato atto dimostrativo da parte di giovani ambientalisti. Poi è la tensione internazionale più recente a farla da padrona, per esempio con la raffigurazione dedicata all’abbattimento del pallone aerostatico cinese accusato di spionaggio sul suolo americano (era il febbraio 2023) e il mosaico di mattoncini che immortala la fuga di gas provocata dall’esplosione sottomarina degli impianti Nord Stream nel settembre 2022.

È una libertà di critica e d’espressione rivendicata a chiare lettere, come sempre: “Non possiamo nasconderci, non dobbiamo autocensurarci, non dovremmo mai essere costretti a celare le nostre convinzioni”, sostiene l’artista. “Io sono sempre dalla parte dei diritti, soprattutto del diritto di parola. Anche le opinioni più stupide e più sbagliate dovrebbero poter essere sostenute”. Invece le cose non stanno così, anzi pare che il mondo vada in direzione opposta: “Il dibattito si polarizza, tende agli estremi cancellando incertezze e posizioni intermedie”. Da qui il titolo scelto per questa sua ultima esposizione, “Neither Not”, ovvero “né questo né quello”, quasi uno slogan per la salvaguardia delle sfumature, contro la deriva delle verità assolute.

Il dibattito si polarizza, tende agli estremi cancellando incertezze e posizioni intermedie.

Ai Weiwei

In totale, sono 35 le opere esposte: quelle nuove, che attraverso la frammentazione dei loro piccoli elementi costitutivi indagano i processi di digitalizzazione e di riproducibilità delle immagini e dei saperi; ma anche lavori storici realizzati con altri materiali tra cui porcellana, legno (negli sgabelli ricordati all’inizio, per esempio, risalenti alle dinastie Ming e Qing e all’era repubblicana), marmo, fino a “Huantou Guo”, in bambù, creatura mitologica fluttuante nel solco della tradizione degli aquiloni cinesi. Nel loro complesso, tappe e temi della carriera di un artista che continua a sentirsi stretto nei panni indossati: “Alle persone dico spesso che sono finto, ma loro non mi capiscono. Non ho fiducia nell’arte, tra l’altro questo è un mondo che può essere molto deludente, quasi mi vergogno di farne parte. Io sono solo me stesso e non sono in competizione con nessuno; riconosco comunque che ho questa grande fortuna, e cioè poter esporre e far conoscere agli altri quello che faccio. Anche se tutto è temporaneo, tutto passa”. E ancora: “Probabilmente credo di più nella poesia: la vita non è riducibile a schemi logici, razionali, ci sono dimensioni inafferrabili. Nella confusione in cui siamo immersi, forse solo un poeta può darci conforto e aiutarci a fare chiarezza.” In questa professione di disincanto smitizzante, ce n’è ovviamente anche per i politici e le grandi figure pubbliche, tranne che per il pontefice Francesco: “Mi piace, si comporta in modo molto rispettoso… Mi sorprende e mi fa pensare.” Eppure, si chiede alla fine Ai Weiwei, “siamo sicuri che riusciremmo davvero a cambiare il mondo? Continuiamo a essere primitivi, ci dividiamo e lottiamo per stupidi motivi. ci uccidiamo tra noi mentre altri si arricchiscono con la vendita delle armi, ammazziamo bambini e molto probabilmente continueremo a farlo in futuro… Anche se: come facciamo a sapere che cosa succederà nel futuro?.”

Immagine di apertura: Veduta generale della mostra, San Gimignano, 2024, Courtesy Ai Weiwei Studio and Galleria Continua, Foto Ela Bialkowska, Okno Studio

Mostra:
Ai Weiwei, Neither Nor
Dove:
Galleria Continua San Gimignano (SI)
Quando:
Dal 13 aprile al 15 settembre 2024

Altri articoli di Domus Salone

Altri articoli di Domus

Leggi tutto
China Germany India Mexico, Central America and Caribbean Sri Lanka Korea icon-camera close icon-comments icon-down-sm icon-download icon-facebook icon-heart icon-heart icon-next-sm icon-next icon-pinterest icon-play icon-plus icon-prev-sm icon-prev Search icon-twitter icon-views icon-instagram