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Home Economics
 

Home Economics

Il padiglione della Gran Bretagna alla Biennale di Venezia indaga gli spazi abitativi, ridefiniti in relazione all’uso piuttosto che al possesso.

 

Architettura / Silvia Bodei

Una grande porta nera in stile georgiano, visibile dal viale dei Giardini, indica l’entrata e preannuncia l’esposizione “Home Economics” del Padiglione della Gran Bretagna, curato da Shumi Bose, Jack Self e Finn Williams, alla Biennale di Architettura di Venezia 2016.

All’interno cinque spazi abitativi in scala 1:1 rappresentano modelli della casa ad ore, giorni, mesi, anni, e infine decenni. L’esposizione affronta così, in modo intuitivo ed efficace, un tema molto attuale: la relazione tra spazio domestico e i tempi di permanenza in esso dei suoi abitanti, caratterizzata spesso, per motivi di lavoro e sociali, da sequenze discontinue e ridotte che sostituiscono sempre più la stanzialità della casa tradizionale, vissuta per un’intera vita da diverse generazioni familiari.

Home Economics

In apertura: MONTHS room, Home Economics at the British Pavilion, Venice Architecture Biennale 2016 © British Council. Qui sopra: DAYS room, Home Economics at the British Pavilion, Venice Architecture Biennale 2016 © British Council


L’allestimento del padiglione, lineare ed elegante, gioca su pochi cromatismi, come anche l’interessante e ricco catalogo che lo accompagna. Ogni sezione è introdotta da una frase che guida il visitatore e racchiude l’idea essenziale del modello abitativo di riferimento, curato ciascuno da un gruppo progettuale diverso. Il letto è l'elemento chiave dell’arredamento, disegnato ogni volta con modalità differenti. All’ingresso troviamo la casa a ore (curata dagli stessi Jack Self, Finn Williams e Shumi Bose). “Non possedere nulla, condividi tutto” è scritto, e infatti i divani letto comunitari che configurano lo spazio, disposti attorno a un unico grande guardaroba centrale trasparente, sono costruiti e collocati in modo da accogliere più persone e attività diverse.

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HOURS room, Home Economics at the British Pavilion, Venice Architecture Biennale 2016 © British Council


“Dove c’è wi-fi, c’è casa” si legge invece nella casa del collettivo Åyr, da affittare anche giornalmente secondo il modello Airbnb, dove due sfere di plastica gonfiabili racchiudono uno spazio di riposo interno, rotante e sempre in movimento. “Una casa senza lavori in casa” è poi quella dello studio Dogma e Black Square, in cui vivere alcuni mesi, come in una pensione o uno studentato. Lo spazio domestico è qui racchiuso all’interno di un compatto parallelepipedo a due piani, simile a un alto totem a pianta quadrata, con il bagno e la cucina al piano terra, un letto che occupa l’intero secondo livello, mentre lo spazio esterno circostante è destinato agli spazi di condivisione e socializzazione con i vicini.

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YEARS room, Home Economics at the British Pavilion, Venice Architecture Biennale 2016 © British Council


Attraverso un corridoio si arriva poi a una casa di quattro stanze, da acquistare e abitare per alcuni anni, curata da Julia King, che sia però “uno spazio per vivere, non speculazione”, alle spalle dell’acquirente. Tutto qui è allora provocatoriamente ridotto all’essenziale: ci sono solo pareti, impianti, servizi igienici e un lavandino, anche il letto è assente, perché sarà poi chi ci abita a sceglierlo su misura. Lo spazio dell’abitare si riduce così a involucro per corrispondere al valore di vendita dell’immobile, privo quindi di “quelle aggiunte”, che ne fanno aumentare il prezzo a dismisura.

L’ultimo modello esposto, dello studio Hesselbrand, ci appare allora quasi anacronistico, perché pensato come una casa dove una famiglia può vivere a lungo, anche decenni. Definito come “una stanza senza funzioni”, non è predisposto per usi specifici e le qualità spaziali e formali, diversificate e molteplici, sono plasmate dall’incidenza della luce, dall’apertura o chiusura degli spazi, dalla consistenza delle superfici, morbide o dure, mentre un grande letto quadrato domina la scena.

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YEARS room, Home Economics at the British Pavilion, Venice Architecture Biennale 2016 © British Council


All’uscita del Padiglione la porta georgiana, emblematicamente di colore nero e fuori scala, sembra volerci ricordare che le nuove esigenze economiche, sociali e la complessità del vivere hanno messo da tempo in discussione la casa inglese scandita dalla porta d’ingresso individuale, e impongono a chi si occupi di progettazione residenziale la ricerca e la scelta di modelli abitativi, spesso condivisi, adeguati alla realtà del quotidiano. La questione abitativa è oggi un tema centrale, e, sia pure con grandi difficoltà e limitazioni, deve essere affrontato e visto come opportunità e terreno fertile del fare architettura.

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