Da Euralille a Euravenir

La nuova torre progettata da Benoit Jallon e Umberto Napolitano (LAN) a Lille, sull’ultima parcella lasciata libera dal masterplan di OMA, offre lo spunto per un bilancio di 20 anni di Euralille.

Siamo tutti ancora in attesa che vengano rivalutati anche gli anni Novanta – per ora siamo fermi al revival del Postmoderno precedente. L’epoca del surplus clintoniano e della terza via di Tony Blair, ma anche delle guerre nei Balcani, di Tangentopoli e dell’arrivo di Berlusconi in politica, insomma l’apice di quello che anziché breve è stato più giustamente definito “Il secolo americano”, quando caduto il muro di Berlino, non è rimasto che il nomos dell’acqua e quello dell’aria degli anglofoni e degli anglofili [1].
LAN, Tour Euravenir, Lille
Eppure, come spesso accade, l’apice precede l’avvio di un declino che giusto vent’anni fa lasciava piuttosto presupporre una nuova linfa per l’Unione Europea; tutto il contrario di oggi. E nessun progetto urbano come quello per Euralille, concepito da Jean-Paul Baïetto [2] nel 1988, incarna meglio quella fase storica in cui l’Europa fu unita – fisicamente e non – attraverso il tunnel sotto la manica, la coeva rete dei TGV e il trattato di Maastricht che in breve hanno dato vita alla prima megalopoli continentale, snodo centrale della cosiddetta “banana blu” già delineata da taluni ricercatori di Montpellier guarda caso nel 1989. 
LAN, Tour Euravenir, Lille
E a Lille, città natale di Charles De Gaulle, in un crocevia di assi fisici e simbolici, sono stati infranti diversi tabù: non solo quello nazionalista/folkloristico di riunire la Londra liberista tatcheriana con la Parigi socialista mitterandiana, ma soprattutto quello che riuniva due discipline ormai separate da vent’anni, architettura e urbanistica, attraverso un masterplan che voleva cambiare il destino di un’intera città sulle ali di una rinnovata “ambizione prometeica”. Sono parole di Rem Koolhaas naturalmente, autore di quel masterplan insieme con François Delhay e regista di tutta la costruzione di questo grande frammento metropolitano inaugurato nel 1994, anno fatidico anche della pubblicazione di S,M,L,XL e, dunque, anche di Bigness e La città generica, vera e propria summa del pensiero koolhaasiano [3] che molto devono all’esperienza sul campo di Lille.
LAN, Tour Euravenir, Lille
A vent’anni esatti di distanza, lo studio parigino LAN di Benoit Jallon e Umberto Napolitano inaugura ora la torre per uffici Euravenir nell’ultima parcella lasciata libera da quel masterplan di OMA, sulla soglia di diverse parti di città: fra la stazione e i suoi edifici di servizio (hotel e sale congressi), la circonvallazione, il quartiere residenziale di Saint Maurice, il magnifico parco Henri Matisse di Gilles Clément (con al centro la magrittiana île Derborence) e il grande cimitero Est. La torre gode di un’ottima posizione perché funge da fondale prospettico dell’Avenue Le Corbusier, l’asse che collega il popoloso quartiere di St. Maurice al centro cittadino e lungo il quale sono allineati quasi tutti gli edifici principali di Euralille.
LAN, Tour Euravenir, Lille
Si tratta insomma di un edificio che negli anni Novanta gli studenti veneziani di Bernardo Secchi avrebbero definito senz’altro “nodale” e, per questo, molto visibile, benché di dimensioni assai più modeste rispetto agli edifici dei tre premi Pritzker con cui si confronta direttamente (lo scarpone da sci di Portzamparc, il centro commerciale di Jean Nouvel e il più defilato Congrexpo di OMA). Pertanto, al centro di uno snodo visuale, la torre si alza dalla piastra basamentale del piano terra asseconda le tre principali direttrici che la interessano (Avenue Le Corbusier, Boulevard Pasteur e rue Faubourg de Roubaix) nel senso che ogni lato del prisma è parallelo a una delle direttrici. In questo modo LAN ha lasciato influenzare l'edificio dal suo contesto urbano sul piano volumetrico e formale. Come a dire: la forma (e la città) precede la funzione. Fin troppo ovvio è supporre chi sia l'ispiratore di un simile principio e non si tratta certo di Koolhaas, anche se qualcosa da dire ci sarebbe a riguardo. In ogni modo le facciate sono diversificate secondo un'alternanza di pieni e vuoti dove i vuoti sono costituiti dalle vetrate e i pieni da diversi tipi di tessitura metallica, nella fattispecie di rame ossidato.
LAN, Tour Euravenir, Lille
Il risultato ottico è un prisma dal netto valore scultoreo, che ricorda, ma solo in certi elementi, alcuni lavori di Simon Ungers che è stato appunto un artista prematuramente scomparso ma fermo in mezzo al guado fra scultura e architettura. In realtà la torre è interamente vetrata, ma possiamo accorgercene soltanto all'interno da dove cioè possiamo osservare la città da ogni angolazione: a ogni facciata infatti corrisponde una parte diversa: a nord il cimitero, a est il quartiere di case basse, a sud la piazza sopraelevata Valladolid, a sud est l’avenue Le Corbusier e così via.
LAN, Tour Euravenir, Lille
Euravenir si colloca su una soglia, fisica ma anche metafisica se consideriamo che alle spalle ha un enorme cimitero, e temporale giacché è già pronto il nuovo piano Euralille 2. E sulla soglia o meglio in un punto di svolta si trovano oggi anche gli stessi Jallon e Napolitano: non tanto perché a cavallo dei quarant’anni e già oltre i primi dieci anni di vita del loro studio come testimoniato dal volume appena pubblicato sia in inglese sia in francese LAN, Traces, Actar 2014. Il fatto è che, in gennaio, LAN si è aggiudicato anche il concorso per la ristrutturazione del Grand Palais parigino, una Bigness storicistica nel centro di Parigi, lungo la Senna per giunta, che in teoria sarà il lascito della presidenza Hollande – e che tale lascito non sia un nuovo museo, ma una ristrutturazione per quanto grande è del tutto indicativa dello stato presente delle ambizioni per nulla prometeiche che il nostro tempo conosce.
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Note:
1. Geminello Alvi, Le siècle américain en Europe. 1916-1933, histoires économiques de l'Extrême-Occident, Paris, Grasset 1995; trad. it. Il secolo americano, Milano, Adelphi 1996.
2. AAVV, Fabriquer la ville autrement. Jean-Paul Baïetto (1940-1998): portrait d'un aménageur urbain, Paris, Le Moniteur 2005.
3. Bigness e La città generica sono stati raccolti per la prima volta in italiano in Rem Koolhaas, Junkspace. Per un ripensamento radicale dello spazio urbano, a cura di Gabriele Mastrigli, Macerata, Quodlibet 2006; trad. francese Junkspace. Repenser radicalement l'espace urbain, Paris, Payot & Rivages 2011.

 

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