Offerta Speciale: Abbonati a Domus e risparmia!

Vaudou, Fondation Cartier

Un efficace percorso espositivo disegnato da Enzo Mari ci guida alla scoperta dei misteri dell'arte vudù.

Dapprima c'è il tema, di per sé non poco sensibile di questa mostra, il vudù africano. Poi, le opere e la scelta precisa a monte di chi l'ha concepita sul terreno spesso impervio dei principi di Jacques Kerchache una referenza per les arts premiéres. Essenziale il contributo della moglie Mme Kamal Douaoui e una lunga lista curatori: Grazia Quaroni e Leanne Sacramone, tra gli altri. L'esposizione è anche un indiretto tributo a lui, il ricercatore dall'appeal di Indiana Jones, solforoso promotore dell'etnico.

Tagliando corto sulle proposizioni antropologiche, Kerchache designò come unico terreno di confronto con le culture altre il valore estetico della loro produzione oggettuale—poi quello economico dicono i suoi detrattori—per la deriva di prezzi, collezionismo e mercato. Fuori dalle polemiche però, i feticci, gli oggetti e i rituali, che la spinta propulsiva della sua attività instancabile hanno reinfuso di senso nei decenni scorsi, sono passati dall'interesse privilegiato di addetti ai lavori al numero sempre crescente di visitatori delle due grandi specificità museali della Parigi d'oggi. Prova ne sono l'ala del Louvre dedicata all'arte etnica e il Musée du Quai Branly, fortemente voluto da Chirac e realizzato da Jean Nouvel.

La bellezza di questa mostra della Fondation Cartier risiede però nel suo integerrimo purismo e nell'algido, preciso e umile gesto di Enzo Mari l'architetto italiano che ne cura l'allestimento.
Veduta dell'allestimento di Enzo Mari alla Fondation Cartier (fino al 25 settembre 2011).
Veduta dell'allestimento di Enzo Mari alla Fondation Cartier (fino al 25 settembre 2011).
Nel riordinare e valorizzare un nucleo di reperti appartenuti a Kerchache, l'asciutta scenografia pensata da questo maestro del design ci reimmerge in quella relazione privilegiata tra queste difficilissime sculture Bocio, il cui nome continua a essere al centro della ricerca etnografica e ci riaccompagna all'essenza dell'esperienza primaria del loro ritrovamento. Come per colui che li ha sottratti al territorio magico delle loro certezze, Enzo Mari ne reinterpreta la o le fabule in cui furono concepite e generate, trasformando il mistero in un semplice, ma efficacissimo percorso espositivo. Per partito preso, non ci lascia girovagare in una qualunque mostra di arte africana o nelle sale di un museo, tentazione a cui nemmeno Jean Nouvel si è sottratto per alcuni angoli del suo Musée Branly.
Veduta dell'allestimento di Enzo Mari alla Fondation Cartier (fino al 25 settembre 2011).
Veduta dell'allestimento di Enzo Mari alla Fondation Cartier (fino al 25 settembre 2011).
L'allestimento di Enzo Mari ci suggerisce invece la semplice ieraticità di un villaggio con le sue porte chiuse e le figure di guardiani che ci tengono distanti e proteggono il segreto dei loro interni, preparandoci ad altre vere epifanie, quelle del rituale riservate però all'oggetto puro e semplice. Splendide figure in legno e metallo che quasi non portano traccia di alcuna altra funzione. Altre allineate, tangenzialmente, nella eterogeneità dei materiali rimandano a un uso magico. Lavoro difficile per questa scenografia dove la potenza psicologia degli artefatti richiede la sincera capacità di designazione tipica del lavoro di Mari quel suo sapere conciliare attraverso un esercizio di sottrazione, la poesia con la grammatica, difficile di questo materiale. Ed è nell'oscurità del sottosuolo della Fondazione sapientemente illuminato che l'aura che infonde il mistero del vudù si rivela, nella magistrale posizione al livello del nostro sguardo in cui sono allineate 48 figure rituali di rara potenza. La luce ne rivela i materiali e la patina sacrificale. Medicine più che oggetti, cabinets di psicologia, rimedi e filosofia. Il tentativo di addomesticare sensibile e invisibile stretti nel prezioso nodo che può stringere o dissolvere solo a chi sa penetrarne il segreto artista o sacerdote. Ma è la sapienza di assemblaggio di questi indefinibili materiali che affascina, amalgamati dalla pratica, piume, lucchetti, conchiglie, aghi ossa e legni. Segreti e credenze, ma soprattutto scrittura simbolica che la scenografia sottolinea facendo emergere la potenza del feticcio da un nero lunare.
La bellezza di questa mostra della Fondation Cartier risiede però nel suo integerrimo purismo, e nell'algido, preciso e umile gesto di Enzo Mari l'architetto italiano che ne cura l'allestimento.
A sinistra: scultura Fon (attuale Benin) in legno, corda, metallo, zucca. Collezione Anne e Jacques Kerchache.
A sinistra: scultura Fon (attuale Benin) in legno, corda, metallo, zucca. Collezione Anne e Jacques Kerchache.
A chiudere il percorso espositivo, l'esperienza della morte nell'onirico calmo e bellissimo Carro Fon installato su un piccolo bacino d'acqua, quasi direttamente trasferito dagli appunti autografi di Kerchache. Splendide teste di coccodrillo e una divinità che emergono come in possente neoclassico Füssli sospeso nella materia grigia del surrealismo. All'aspetto documentario Mari ha invece dedicato una sala con proiezioni di materiali video ed esposizione di materiale fotografico dell'archivio di Kerchace e della moglie. Per questa sala, decisamente staccata dal percorso espositivo, ha utilizzato le semplici strutture di Autoproduzione del 1974 rispettando così l'aspetto emozionale del soggetto della mostra ed evitando la confusione tra la componente etnografica e quella estetica che fanno la ricchezza dei reperti ed anche il vero cruccio della missione di Kerchache. Trasformando, per qualche mese, la Fondation Cartier nel più riuscito esempio di "museografia" per questi splendidi e difficilissimi lavori. Ivo Bonacorsi
Al centro della stanza, una scultura vudù Fon (attuale Benin), in metallo, legno, pietra, argilla, 57x56x16 cm. Collezione di Anne e Jacques Kerchache.
Al centro della stanza, una scultura vudù Fon (attuale Benin), in metallo, legno, pietra, argilla, 57x56x16 cm. Collezione di Anne e Jacques Kerchache.
Vaudou
Fondation Cartier pour l'Art Contemporain
fino al 25.09.2011
L'allestimento di Enzo Mari ci suggerisce la semplice ieraticità di un villaggio con le sue porte chiuse e le figure di guardiani che proteggono il segreto dei loro interni.
L'allestimento di Enzo Mari ci suggerisce la semplice ieraticità di un villaggio con le sue porte chiuse e le figure di guardiani che proteggono il segreto dei loro interni.
Grande conoscitore dell'arte africana, Jacques Kerchache ha viaggiato in Benin negli anni Sessanta dove per primo ha scoperto l'arte Vodun. Ha incontrato i sacerdoti ed è stato iniziato ai suoi rituali, restando affascinato dalle straordinarie forme inventate dai suoi scultori.
Grande conoscitore dell'arte africana, Jacques Kerchache ha viaggiato in Benin negli anni Sessanta dove per primo ha scoperto l'arte Vodun. Ha incontrato i sacerdoti ed è stato iniziato ai suoi rituali, restando affascinato dalle straordinarie forme inventate dai suoi scultori.
Nell'oscurità del sottosuolo della Fondazione sapientemente illuminato, l'aura del mistero del vudù si rivela, nella magistrale posizione al livello del nostro sguardo in cui sono allineate 48 figure rituali di rara potenza.
Nell'oscurità del sottosuolo della Fondazione sapientemente illuminato, l'aura del mistero del vudù si rivela, nella magistrale posizione al livello del nostro sguardo in cui sono allineate 48 figure rituali di rara potenza.
Mettendo insieme un centinaio di sculture <i>bocio</i> e altri pezzi provenienti da collezioni private, <i>Vodun: African Voodoo</i> è la prima grande mostra dedicata alla tradizione scultorea dell'Africa occidentale.
Mettendo insieme un centinaio di sculture bocio e altri pezzi provenienti da collezioni private, Vodun: African Voodoo è la prima grande mostra dedicata alla tradizione scultorea dell'Africa occidentale.

Ultimi articoli di Design

Altri articoli di Domus

China Germany India Mexico, Central America and Caribbean Sri Lanka Korea icon-camera close icon-comments icon-down-sm icon-download icon-facebook icon-heart icon-heart icon-next-sm icon-next icon-pinterest icon-play icon-plus icon-prev-sm icon-prev Search icon-twitter icon-views icon-instagram