Archivio della disobbedienza - Arte - Domus
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Archivio della disobbedienza

La mostra curata da Marco Scotini approda al Castello di Rivoli. L’obiettivo è mettere insieme e archiviare le relazioni esistenti tra pratiche artistiche contemporanee e attivismo politico.

 

Arte / Martina Angelotti

Il 1968 è un anno proverbialmente di rottura, esplosione collettiva, politica ed esistenziale: anticipa le lotte della Fiat a Mirafiori, i grandi scioperi che di lì a poco daranno vita all’autunno caldo delle lotte operaie. Nanni Balestrini, poeta, romanziere, artista, ha dedicato numerose opere a questo frangente della storia italiana, trasformando lo spazio linguistico in uno spazio pubblico, della comunità e della riflessione politica.

Non è un caso dunque che "Disobedience Archive (The Republic)", la mostra curata da Marco Scotini, abbia trovato proprio a Torino, al Castello di Rivoli, la sua prima collocazione italiana. E che sia proprio un collage di Balestrini ad aprire (o chiudere, a seconda del giro), la sezione degli ephemeral che contestualizza la mostra nella stanza/anticamera del parlamento, allestita con documenti, pubblicazioni, oggetti, opere. Quale parlamento? Quello che l’artista e architetto Céline Condorelli, ha progettato come display per la fruizione e la divulgazione del patrimonio filmico che "Disobedience" ha raccolto nella sua lunga esperienza, cominciata circa un decennio fa.

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"Disobedience Archive (The Republic)", vista della mostra al Castello di Rivoli

The Parliament si presenta come un cerchio frammentato, diviso in quattro sezioni semi circolari, che a differenza di un reale parlamento, sono fisicamente separate dalle pareti stesse del museo, in quattro stanze uguali e comunicanti. Non una struttura istituzionale che tutela e garantisce il dibattito e la dialettica tra una maggioranza ed un’opposizione elette, su cui si basa la natura stessa del parlamento, ma il tentativo di riportare la voce del dissenso e della riconfigurazione sociale, a uno statuto di Repubblica non rappresentativa.

Ogni stanza contiene due aree tematiche, individuate secondo una selezione di accadimenti storici, movimenti globali, esperienze specifiche di nazionalità e Paesi, politiche di genere. Attraverso questa divisione in sezioni e compartimenti dell'emiciclo, i singoli contributi, immagini e suoni, vengono tolti alla cosiddetta dialettica parlamentare, isolati e resi disponibili in sé per sé, autonomamente.

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"Disobedience Archive (The Republic)", vista della mostra al Castello di Rivoli

"Disobedience" non nasce con l’obiettivo di ricostruire una storia, ma con quello di mettere insieme, archiviare e de-archiviare esperienze, aprendo a possibili narrazioni. Un archivio contingente che si esprime “qui e ora” nel tempo dell’esposizione. A Torino o meglio in questo Paese, la contingenza ancora una volta non risulta casuale, se la si legge nell’ottica più generale della situazione italiana, dove la democrazia, nell’aula di Montecitorio, è stata più volte sottoposta a tensione, stressata, a causa di un conflitto ormai endemico tra politica e magistratura e tra le diverse istituzioni dello Stato. Qui infatti, non si tratta di ragionare per forme separate, considerando maiuscole la A di arte e la P di politica, ma di restituire un’ibridazione naturale che costruisca una grammatica, con lingue minori e lingue maggiori, ma una grammatica riconoscibile – per dirla alla Focault.


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"Disobedience Archive (The Republic)", alcuni degli oggetti in mostra al Castello di Rivoli

E se estetica significa dare visibilità a qualcosa che non l’ha avuta, è difficile non considerare tale, questo esperimento di "Disobedience", che si pone al centro della riflessione non soltanto sul linguaggio del cinema militante, ma che trasforma la pratica della disobbedienza in una delle Belle Arti, citando Marcelo Exposito, artista attivista presente in archivio fin dal suo esordio.

Dal 2004 ad oggi, "Disobedience" ha attraversato mezzo mondo e in ogni luogo ha anticipato, incrociato o condiviso i movimenti di protesta che hanno contrassegnato la geografia globale di questi ultimi anni. A Boston, al MIT, poco prima che Occupy invadesse il Financial District; alla Georgia State University di Atlanta, durante il Marthin Luther King Day; e poi in Messico, in Inghilterra, in Svezia, nei Paesi Bassi. Per ogni luogo, città, contingenza storica, "Disobedience" si è avvalso del display come di uno strumento mobile in grado di assorbire la natura stessa della disobbedienza: viscerale, caotica, plurale.

 

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"Disobedience Archive (the Republic), vista della mostra al Castello di Rivoli

Xabier Salaberria nel 2010 costruisce per "Disobedience" un display sull’immagine del Padiglione Sovietico di Lissitzky e su quello della prima Documenta del 1955. Nel 2011 al MIT, il progetto di Urbanos Studio, integra ai video dell’archivio, i lavori realizzati dagli studenti americani durante i workshop e i documenti di azioni politiche e artistiche locali.

L’allestimento è concepito come una lunga striscia di giardino oltre a ricordare lo spazio degli accampamenti nei sit in di protesta, i cui codici da lì a poco popoleranno i media di un intero pianeta. Ogni volta il display si trasforma per ospitare e divulgare l’esperienza nomade di un archivio che si fa carico di una coscienza, spinge verso la riscrittura dei movimenti, la condivisione delle pratiche di self empowerment, la ricostruzione della protesta, delineando così una nuova coreografia estetica, didattica e politica.

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"Disobedience Archive (The Republic)", vista della mostra al Castello di Rivoli

Gli anni zero e quelli appena precedenti, sono stati fondamentali per lo sviluppo di una tendenza artistica che ingloba forme di attivismo nello spazio dell’arte. Dalla Documenta X di Catherine David che aveva dimostrato una forte propensione a scardinare lo standard linguistico e sancire il concretizzarsi di una nuova tendenza del fare arte dentro al mondo reale, fino alla recente Biennale di Berlino di Arthur Żmijewski dove la sede del Kunstwerk, è stata radicalmente occupata da Occupy. Se le istanze di attivismo e quelle della comunità della civis, ci chiedono con maggiore insistenza “che fare?” questa è una risposta possibile: disobbedire. Martina Angelotti (@martinanji)

23 aprile – 30 giugno 2013
Disobedience Archive (The Republic)
A cura di Marco Scotini
Piazza Mafalda di Savoia
Castello di Rivoli, Torino

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"Disobedience Archive (The Republic)", vista della mostra al Castello di Rivoli

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"Disobedience Archive (The Republic)", vista della mostra al Castello di Rivoli