I fotografi che partecipano a questa mostra appartengono a tre diverse generazioni. Le
loro immagini immortalano, in modi ben determinati, la fisionomia mutevole degli spazi
edificati di Delhi in un arco di tempo che vede la trasformazione dalla metropoli coloniale
(il cui centro e raggio interno furono definiti dal punto di vista architettonico da Edwin
Lutyens) a una megalopoli globale in costante espansione, la cui periferia è provvisoria per
non dire ipotetica. La transizione era già in atto in India nei decenni immediatamente
successivi alla conquista dell'indipendenza dalla Gran Bretagna, benché il contrasto fra
l'imponente impronta architettonica rappresentata dal masterplan di Lutyens per la sede
governativa imperiale nella capitale e l'ibrido fra lo stile indigeno e quello 'internazionale'
che costituiva il rimanente tessuto urbano non fu mai tanto evidente quanto a partire
dall'inizio degli anni Novanta. Perché questo è il momento in cui l'India venne catapultata
verso la globalizzazione risultante dalla decisione del governo di liberalizzare le sue
politiche economiche e di aprire il paese agli investimenti esteri.
I profondi mutamenti
strutturali dell'economia hanno trasformato la fisionomia della vita nei grandi
agglomerati urbani, con una classe media in rapida espansione, dotata di un sempre
maggiore potere d'acquisto, e desiderosa di raggiungere uno 'stile di vita' adatto ai
requisiti della società consumistica e della cultura dell'intrattenimento. La trasformazione
è particolarmente visibile, ovviamente, nel nuovo, esteso paesaggio urbano, con i suoi
confini sempre più permeabili rispetto al terrain vague, a quella zona imprecisata in cui la
cintura industriale preme sulle più antiche forme di vita rurale.
È notevole il contrasto fra
le nitide fotografie in bianco e nero di Madan Mahatta che ritraggono degli edifici
emblematici, creati da alcuni fra i maggiori architetti indiani in quello che era un tempo
il centro di Nuova Delhi, e le forme architettoniche generiche che spuntano ovunque nella
periferia della capitale nonché in quegli spazi compresi all'interno del suo perimetro e resi
vacanti dalla distruzione dei vecchi bungalow costruiti in epoca coloniale. La sequenza di
fotografie di Bharat Sikka, intitolata Space In-Between, cattura questo aspetto in costante
mutamento della città, un mostruoso conglomerato perennemente in medias res, per così
dire. Un altro contrasto viene messo in evidenza da Sleepers, la serie di fotografie a colori
di Dhruv Malhotra, incentrata sulla vita priva di un alloggio sicuro di un'ampia fascia della
popolazione urbana all'interno dei sempre più numerosi complessi di case popolari e
comunità circoscritte – lavoratori provenienti dalle aree rurali che si recano nella grande
città in cerca di guadagno e che si vedono costretti ad adattarsi ad alloggi di fortuna se
non addirittura a passare la notte in non-luoghi come i marciapiedi, le rotonde, o gli spazi
sotto i cavalcavia e accanto ai muri pubblici. Deepak Ananth, storico dell'arte e curatore della mostra
11 maggio – 31 maggio 2012
Transitions.
Madan Mahatta, Dhruv Malhotra, Bharat Sikka
British School at Rome
via Gramsci 61, Roma
Transitions: tre fotografi a Delhi
In mostra alla British School a Roma, i lavori dei tre fotografi indiani Bharat Sikka, Dhruv Malhotra, Madan Mahatta illustrano i cambiamenti subiti dal volto di Delhi negli ultimi sessant'anni.
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- 09 maggio 2012
- Roma