Lard Buurman: palcoscenico Africa

Fotografando gli spazi pubblici quotidiani di tredici città africane, l'artista olandese combina taglio architettonico e documentaristico.

Nel 2009, dato che le città africane rappresentavano una lacuna della sua cultura, il fotografo olandese Lard Buurman ha intrapreso un viaggio in tredici di esse. Le prime immagini che nascono dal suo progetto appaiono a prima vista familiari, perché mostrano la città africana come un palcoscenico. Questo scenario coglie il sottile strato di urbanesimo sovrapposto agli spazi rurali, a mano a mano che la città si è andata sviluppando per tappe dal periodo coloniale a quello, più volgare, postcoloniale, mentre il rurale riemerge nei cibi e negli animali, negli indumenti e nella terra. Sotto questo aspetto il lavoro ricorda molte immagini coloniali e postcoloniali che illustrano il costituirsi di una quotidianità africana.

Lard ha fotografato Johannesburg, Luanda, Lagos, Kampala, Lusaka, Dar es Salaam, Nairobi, Lagos, Dakar e Kinshasa. Casablanca, Città del Capo e il Cairo saranno le tappe conclusive. In tutti i casi, Buurman colloca la sua macchina fotografica in spazi pubblici quotidiani nel corso della vita quotidiana. Ma le immagini hanno un limite. Benché lo scenario sia familiare c'è qualcosa di curiosamente denso nelle azioni che vi si svolgono. Questo effetto soprannaturale sta nella tecnica che Lard ha sviluppato come tratto personale nel corso della carriera, e sperimentato in un progetto precedente riguardante le città cinesi.

Nelson Mandela Bridge

La sua tecnica implica un'attenta ristrutturazione coreografica della scena colta sulla pellicola. Spiega Buurman: "Grazie al mio metodo di lavoro riesco a unire taglio architettonico e taglio documentaristico. L'immagine statica di cui mi occupo, che rappresenta lo spazio, si combina con un'istantanea dinamica della scena. Ci riesco ricostruendo più e più volte l'immagine a partire da decine di istantanee con la stessa prospettiva".

Commissioner Street

La sua capacità di indugiare sui particolari delle immagini rivoluziona le reazioni istintive di molti spettatori occidentali riguardo alle fotografia dell'Africa. Osservare e scrutare le immagini lo avvicina agli attori. Invece che provare orrore, la sua reazione consiste nell'estrarre degli istanti e nell'evocare racconti. Nel processo redazionale, come scrive, riesce a "mettere ordine nel caos della strada, senza in realtà risolvere il caos. Cerco la linea di confine in cui la coincidenza scompare e la messa in scena diviene predominante. Non mi occupo di messa in scena o di stile durante le riprese e mostro le persone là dove stavano. Giocando sul tempo e sulla simultaneità, la regia la faccio dopo. L'istante fotografico e i codici sociali delle persone sono temi ricorrenti del mio lavoro. Metto in scena i fatti senza perdere di vista la realtà".

Grazie al mio metodo di lavoro riesco a unire taglio architettonico e taglio documentaristico. L'immagine statica di cui mi occupo, che rappresenta lo spazio, si combina con un'istantanea dinamica della scena

Il racconto e la realtà che emergono dalle immagini sono decisamente quelli del movimento. Il modo discreto di collocarsi consente di attraversare l'inquadratura a fiumi di gente. In questo modo Buurman coglie un aspetto sociale ed economico significativo delle città africane, che ne illustra le caratteristiche di luogo di flusso continuo e di apertura, e richiama il flusso delle persone da e verso l'Africa nelle città europee.

Più di 12 milioni di africani sono rifugiati politici. Più della metà ha meno di venticinque anni. Osservando una città in movimento queste immagini colgono una migrazione urbana e transnazionale, nonché il fatto che i giovani costituiscono una popolazione che spesso, dato che il lavoro stabile è più raro delle alternative, trascorre il tempo camminando per la città in cerca di occasioni. La conseguenza è uno spazio pubblico che funziona come un palcoscenico, un regno di passaggio. Lo spazio colmato attraverso il metodo documentario di Buurman perciò crea una realtà più intensa, in cui le persone, invece di aggirarsi frettolosamente nello spazio pubblico, vengono immobilizzate per recitare la loro parte a nostro beneficio. L'immagine di conseguenza assume un ruolo predittivo, in cui l'Africa e la mobilità dei suoi popoli ci si presentano come tema e come domanda.

Il suo lavoro sarà presentato in forma di mostra e di libro nel 2013, Lard Buurman è raggiungibile all'indirizzo lard3@me.com