The Great World's Fair 2012

Quando Matthias Rick, socio e fondatore del collettivo raumlaborberlin, è scomparso all'improvviso lo scorso 28 aprile stava lavorando al progetto di una contro-Expo sul sito di Tempelhof. Pubblicare le sue idee ci sembra il modo migliore per ricordarlo.

In seguito all'improvvisa scomparsa del co-fondatore di raumlaborberlin Matthias Rick lo scorso 28 aprile, pubblichiamo l'ultimo progetto del collettivo, che Matthias stava seguendo con passione, per ricordarlo. Nel web, altri hanno avuto idee similari, come Martin Barry che su Kickstarter ha lanciato ROSY (the Ballerina), una raccolta fondi per ricordare Matthias attraverso la realizzazione del suo visionario progetto per Praga.

In anni recentissimi il dibattito sulla politica culturale ha dimostrato che gli amministratori locali dedicano un'attenzione assoluta alle "esposizioni competitive", grazie alle quali una città è in grado di sostenere la sua immagine di metropoli internazionale della cultura. La politica culturale di Berlino, a quanto pare, è divenuta progressivamente sinonimo di marketing culturale e strumento di un modello neoliberista di sviluppo urbano. I politici svendono volentieri lo spazio urbano, accettando la connessa deprivazione delle possibilità sociali e creative, allo scopo di portare a Berlino i turisti e il loro denaro, di cui la città ha bisogno in tempi di scarsi finanziamenti pubblici e di magre prospettive economiche. In questo tentativo di portare Berlino in testa nella corsa tra le città, per la politica tirar fuori dal cassetto vecchi progetti, insufflando nuova vita in forme di manifestazione dalla storia discutibile, è solo questione di tempo. Perché non metter su semplicemente un'esposizione mondiale?

Da questi presupposti è nato il progetto del collettivo berlinese raumlaborberlin, sviluppato insieme con lo studio Hebbel am Ufer, The World is Not Fair–The Great World's Fair 2012: una sorta di contro-proposta al classico format dell'Expo, sul sito dell'ex aeroporto di Tempelhof, in programma dal 1° al 24 giugno 2012.

Quella delle esposizioni universali è un'idea che funziona dall'Ottocento. Nel 1897, all'apice del colonialismo, sfociò nella Berliner Gewerbe-Ausstellung, l'Esposizione industriale di Berlino, che si svolse alle porte della città nell'area che oggi porta il nome di Parco di Treptow. Qui venne applicata la tradizione dei cosiddetti zoo umani, già consolidata da un ventennio grazie all'attività di Carl Hagenbeck, uomo d'affari e fondatore di zoo. Oltre cento indigeni delle colonie tedesche, tra cui cinque herero e quattro nama, provenienti dall'attuale Namibia, vennero esposti agli sguardi avidi di esotismo del pubblico curioso nel cosiddetto "villaggio negro". E dopo sette mesi passati da questi pezzi da esposizione viventi, vestiti di succinti indumenti tribali, a praticare il loro artigianato tradizionale, alcuni morirono a causa delle avverse condizioni climatiche.

Nella storia delle esposizioni mondiali, che si estende per oltre centossessant'anni, l'esposizione degradante delle culture colonizzate è stata parte costante del programma. Anche l'Expo 58 di Bruxelles osservò la tradizione degli zoo umani. L'intrusione nell'infrastruttura urbana delle città ospiti e le relative conseguenze sulla vita degli abitanti furono poco meno deleterie. Ricordiamo la Weltausstellung di Vienna del 1873. Allora, ai tempi dell'impero austroungarico, si cambiò perfino il corso del Danubio per far posto all'invadenza dell'architettura dell'esposizione. Solo in senso estremamente limitato il concetto di sostenibilità può essere associato con questi fenomeni visto che, perfino oggi, nelle metropoli di tutto il mondo sorgono interi quartieri in cui le nazioni intraprendono una gara di idee per dare all'umanità un'idea del domani. Recentemente, per esempio, a Shanghai, per fare spazio alle costruzioni necessarie a una mostra di grande scala dall'esplicito titolo Better City, Better life, circa ottomila famiglie furono trasferite a forza e poi, a pagamento, caricate su autobus turistici e riportate ai loro ex quartieri di residenza, ora radicalmente ristrutturati.
Foto di apertura: il collettivo raumlabor sul sito di Tempelhof. Matthias Rick è il terzo da sinistra. Qui sopra: il progetto del regista Toshiki Okada
Foto di apertura: il collettivo raumlabor sul sito di Tempelhof. Matthias Rick è il terzo da sinistra. Qui sopra: il progetto del regista Toshiki Okada
Abbastanza spesso queste iniziative hanno fatto nascere progetti architettonici visionari dal fascino indiscutibile. Il Crystal Palace, ideato in stile vittoriano da Joseph Paxton, è celebre ancor oggi. Venne creato per la Great Exhibition di Londra del 1851, la prima esposizione mondiale in assoluto. Le innovazioni tecnologiche della rivoluzione industriale resero possibile, per la prima volta, l'erezione di un monumento di piloni d'acciaio e vetro che faceva completamente a meno di qualunque muratura strutturale. Gli edifici come il Crystal Palace rappresentavano il palcoscenico perfetto per la presentazione dei risultati più progrediti del nascente modo di produzione capitalista a un pubblico di massa, reclutato tra i membri delle classi lavoratrici e tra quelli della borghesia. "Le esposizioni universali", scriveva Walter Benjamin in I passages di Parigi, "sono la celebrazione del valore di scambio dei beni. Creano una cornice in cui il valore d'uso passa sullo sfondo. Aprono una fantasmagoria in cui si entra per essere distratti. L'industria del divertimento rende la cosa più facile portando la persona al livello del bene". Nemmeno cent'anni dopo, all'Expo 67 di Montréal, l'idea dell'architettura trasparente che era stata inaugurata dal Crystal Palace venne condotta a perfezione quando Buckminster Fuller progettò il Padiglione americano. Un'imponente struttura d'acciaio venne realizzata con componenti prefabbricati. Completata da una struttura a nido d'api di materiale acrilico, raggiunse un diametro di 76 metri e un'altezza di 62. Una scala mobile di 36 metri nel mezzo di uno scenografico percorso espositivo creava un sistema di trasporto efficiente che dava accesso ai quattro grandi ambiti tematici su sette piani. Dopo una turbolenta storia di distruzioni e ricostruzioni l'edificio oggi ospita la Biosphère, museo interattivo dell'ambiente. Ma molto più spesso progetti costruttivi ambiziosi sono scivolati sui cumuli di rifiuti della storia. L'area delle World's Fair di New York del 1939-40 e del 1964-65, il percorso della Exposición Universal realizzata a Siviglia nel 1992 e l'area espositiva dell'Expo 2000 della Hannover di oggi sono terreni dismessi o abbandonati a malincuore, testimonianze eloquenti del passato di un sogno del futuro, nel segno di una fede quasi assoluta nello sviluppo economico e nel progresso tecnologico.
Un'immagine del sito dell'ex aeroporto di Tempelhof
Un'immagine del sito dell'ex aeroporto di Tempelhof
Prima che Berlino diventi il luogo degli eccessi urbanistici e dei loro danni collaterali, il collettivo d'architettura raumlaborberlin, in collaborazione con Hebbel am Ufer, ha voluto creare una controproposta sotto forma di un'"Expo". Con il titolo The World is Not Fair – The Great World's Fair 2012 è stato elaborato un percorso di quindici padiglioni da visitare nell'area dell'ex aeroporto di Tempelhof dal 1° al 24 giugno 2012.

I padiglioni non sono da intendere come rappresentanze ufficiali di altrettanti marchi nazionali, ma come luoghi di riflessione artistica e politica profondamente soggettiva. Al di là dei confini delle discipline culturali architetti, attori, performer e artisti visivi cercheranno di analizzare idee, sistemi e fenomeni che collegano reciprocamente le principali culture di tutto il mondo. In mostra non ci sarà il mondo com'è o come dovrebbe essere, ma come lo si percepisce, lo si comprende e lo si interpreta. È mai ancora possibile rappresentarlo e mediarlo come una totalità?

Citiamo qui cinque progetti che si vedranno nella cornice di The World is Not Fair – The Great World's Fair 2012:

In una struttura architettonica memore degli edifici dei reattori danneggiati a Fukushima il regista Toshiki Okada, che viene da Yokohama con la sua compagnia teatrale Chelfitsch, analizzerà l'astrattezza e l'incommensurabilità degli eventi catastrofici con un linguaggio fatto di gesti minimi e di misurate parole.

Hans-Werner Krösinger, uno dei primi esponenti del teatro di documentazione contemporaneo, sta elaborando nell'edificio di una stazione radio un'installazione sonora dal vivo, dedicata all'uso militare e alla storia del lavoro forzato nell'ex aeroporto di Tempelhof.
L'architettura dei quindici padiglioni può essere intesa come un contributo al dibattito sulla sensibilità nella gestione delle risorse.
Il filmmaker berlinese Harun Farocki presenterà la prima parte di un lungo progetto di ricerca intitolato <i>Vorbild/Nachbild</i>, che analizza il ruolo dell'animazione digitale nella simulazione di sistemi e servizi previsionali
Il filmmaker berlinese Harun Farocki presenterà la prima parte di un lungo progetto di ricerca intitolato Vorbild/Nachbild, che analizza il ruolo dell'animazione digitale nella simulazione di sistemi e servizi previsionali
Tracey Rose, videoartista, performer e militante politica, allestirà con l'aiuto di attori non professionisti una soap opera che proseguirà per tutta la durata della mostra. Come palcoscenico userà l'enorme ricostruzione di un televisore Blaupunkt, che in Sudafrica, ai tempi dell'apartheid, dava alla sua famiglia accesso ai fatti del mondo.

Il film-maker berlinese Harun Farocki presenterà la prima parte di un lungo progetto di ricerca intitolato Vorbild/Nachbild, che analizza il ruolo dell'animazione digitale nella simulazione di sistemi e servizi previsionali. È dedicato alla circolazione mondiale dell'aria, del fuoco e dell'acqua, e alla domanda di controllo su un mondo segnato da una crescente instabilità in rapporto alla prevedibilità di eventi sistemicamente determinati.

Il collettivo d'architettura Umschichten di Stoccarda costruirà con materiali di recupero un centro per feste popolari. Per tre settimane ne nascerà uno spazio culturale ibrido. È destinato a fungere da luogo di incontro e di scambio per i visitatori di The World Is Not Fair – The Great World's Fair 2012, ma anche da sede di manifestazioni. Vi si svolgerà un fitto programma di conferenze, dibattiti, proiezioni cinematografiche e concerti.
Il progetto della videoartista Tracey Rose è l'allestimento di una soap opera che proseguirà per tutta la durata della mostra. Come palcoscenico userà l'enorme ricostruzione di un televisore Blaupunkt
Il progetto della videoartista Tracey Rose è l'allestimento di una soap opera che proseguirà per tutta la durata della mostra. Come palcoscenico userà l'enorme ricostruzione di un televisore Blaupunkt
L'architettura dei quindici padiglioni può essere intesa come un contributo al dibattito sulla sensibilità nella gestione delle risorse. Un terzo degli spazi espositivi è rappresentato dalla riconfigurazione di strutture già appartenenti ai preesistenti edifici dell'ex aeroporto. Altre strutture saranno realizzate con i moduli usati nel 2011 al festival Über Lebenskunst della Haus der Kulturen der Welt. Solo tre padiglioni sono costituiti da strutture nuove, e solo in misura limitata. L'aeroporto di Tempelhof, in tutte le sue trasformazioni storiche – ex piazza d'armi, teatro dei primi esperimenti aviatori e poi uno dei più importanti luoghi d'origine della globalizzazione, base dell'aeronautica militare nazista e sito fondamentale dell'industria degli armamenti del regime hitleriano, teatro storico del ponte aereo tra Berlino e la Germania Occidentale e perciò simbolo della guerra fredda e della politica dell'Alleanza atlantica, è il luogo ideale di questo progetto espositivo.

La superficie dell'aeroporto di Tempelhof è paragonabile a quella del centro storico di Praga. Un'estensione che impedisce ogni possibile sforzo di entrare in gara a livello del progetto delle scenografie monumentali che ci sono state rese familiari dalle fiere mondiali e dalle 'Expo'. Ma ciò non significa necessariamente uno svantaggio. Dato che queste aree fanno sì che ogni gesto architettonico mirante a primeggiare esagerando le dimensioni appaia puramente marginale, aprono prospettive inconsuete alla percezione della vicinanza e della lontananza, costringendoci a riflettere sulle proporzioni dei programmi culturali in rapporto al contesto normativo e topografico per il quale sono costruiti. Ne deriva quindi per un progetto l'occasione di realizzare una poetica intrinseca alle opere che si oppongono a questa pretesa e di rendere produttive le contraddizioni che ne derivano.
La Camel summit di Willem de Rooij è una sala da concerti che presenta una composizione musicale di soli versi di cammello
La Camel summit di Willem de Rooij è una sala da concerti che presenta una composizione musicale di soli versi di cammello
The World Is Not Fair – The Great World's Fair 2012 è uno dei due progetti di grandi dimensioni elaborati dallo studio Hebbel am Ufer alla fine della direzione di Matthias Lilienthal. In quanto tale è anche un contributo al dibattito, nato alla caduta del muro di Berlino, sull'uso culturale degli edifici che hanno perduto la loro destinazione originale nel corso della storia. Lo studio Hebbel am Ufer, con la partecipazione al progetto Volkspalast di poco seguente la sua costituzione nel 2004, è entrato nel dibattito in un modo decisamente pubblico, che mette in gioco niente meno che questioni fondamentali di urbanistica, di uso dello spazio pubblico e di riflessione sull'atteggiamento nei confronti delle strutture storiche.

In questi anni forme produttive di collaborazione tra Hebbel um Ufer e raumlaborberlin si sono realizzate in parecchie occasioni. Ci sono stati progetti come Fassadenrepublik, in cui i visitatori potevano esplorare il Volkspalast allagato a bordo di barchette, oppure Dolmutsch-Xpress, che usava l'idea di tassì collettivo per spettacolari spedizioni attraverso lo spazio urbano di Kreuzberg.

raumlaborberlin lavora sul confine tra architettura, arte e urbanistica dal 1999. Strategie di ristrutturazione urbana vengono analizzate in gruppi di lavoro interdisciplinari. In contrapposizione a una città dell'inclusione e dell'esclusione raumlabor va alla ricerca di una città delle possibilità. In termini professionali l'architettura è un'attività di laboratorio, fatta di iniziative sperimentali, collaborative e appassionate condotte nello spazio urbano. La costruzione è quindi non tanto da intendere come lavoro su un oggetto, quanto come sviluppo di una narrazione che diventa parte di un luogo.
Il padiglione proposto dall'artista berlinese Erik Göngrich
Il padiglione proposto dall'artista berlinese Erik Göngrich
1 – 24 giugno 2012
The World is Not Fair – The Great World's Fair 2012
Aperto giovedì e domenica
Tempelhof Park / Ex aeroporto Tempelhof, Berlino
Oderstr., Tempelhofer Damm
Machina X di Hans Gygax Foundation è un'installazione teatrale tra virtuale e reale, dove vive un eremita
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L'artista libanese Rabih Mroue proporrà la performance teatrale <i>Double Shooting</i>. All'interno di un tunnel lungo 40 metri, è proiettato il film di un dimostrante siriano che ha ripreso il proprio assassinio
L'artista libanese Rabih Mroue proporrà la performance teatrale Double Shooting. All'interno di un tunnel lungo 40 metri, è proiettato il film di un dimostrante siriano che ha ripreso il proprio assassinio

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