Traverso rappresenta un'ulteriore tappa della ricerca del designer, oltre che un momento di confronto con i meccanismi della produzione su larga scala, come ci racconta lui stesso.
Da quali premesse è nata la tua collaborazione con Valsecchi 1918?
Sono stato chiamato da Nicola De Ponti, interessato al mio lavoro di ricerca sugli incastri. Prima di allora non conoscevo la storia di Valsecchi e non sapevo che fosse una filiera di produzione dove tutte le fasi della lavorazione del legno sono controllate internamente, dalla coltivazione degli alberi in una foresta in Romania alla laccatura. Della famiglia Valsecchi mi ha molto colpito l'approccio che adottano e la capacità che hanno di vedere il prodotto inserito nell'intero processo produttivo. Lavorano sulla produzione su larga scala per scelta commerciale, su oggetti semplici ma curati.
Erano stati colpiti dal lavoro sugli incastri, ai tavoli smontabili e alla sedia che prodotta da Danese lo scorso anno, e mi hanno chiesto di pensare a un oggetto coerente con quella ricerca per la loro linea di design Valsecchi1918. Io avevo appena finito di lavorare al progetto per un tavolo con quelle caratteristiche, un incarico non andato a buon fine per un'altra azienda italiana che è subito piaciuto.
Le radici di questo tavolo sono nel tavolo Frate di Enzo Mari prodotto da Driade, un successo commerciale da trent'anni. L'elemento più interessante di questo progetto è la trave centrale. Io ho un po' estremizzato questo concetto leggendolo con il mio modo di fare gli oggetti a incastro, facendolo diventare la chiave di volta del progetto. È un elemento di cui si coglie il senso già in sezione: è disegnato in modo che tutti i suoi elementi, uguali tra loro, siano complementari. Con questa struttura si può produrre un tavolo lungo quanto si vuole, all'infinito, basta aggiungere le gambe nei punti in cui servono.
I prototipi sono stati disponibili a una velocità mai vista, il giorno dopo che ho dato loro come base di lavoro un semplice schizzo. In azienda si lavora tra artigiani e macchine, tutti sono appassionati di ciò che fanno. Il tavolo è stato realizzato esattamente come l'ho disegnato, con piccole modifiche strutturali che sono nate grazie agli incontri tra noi. La loro esperienza di produzione è servita moltissimo.
Il tavolo è completamente smontabile. Il fatto che il piano sia diviso in due metà (larghe massimo 40 centimetri) gli consente di essere stoccato e poi spedito con una economia di spazi che è funzionale alla filosofia produttiva di un'azienda che tratta i grandi numeri. Il montaggio è semplicissimo e non ci sono elementi di giunzione a vista (vengono utilizzate solo due viti per fissare le gambe sotto al piano). Purtroppo non è stato possibile utilizzare solo l'incastro per assemblare le diverse parti del tavolo, le dimensioni non lo hanno consentito: avremmo dovuto aumentare di molto la sezione della trave.
Bisognerebbe tornare un po’ di più a puntare sulla grande scala ma con prodotti di qualità, mentre spesso si pensa che questi due concetti debbano per forza viaggiano su binari separati
Della grande declinazione di finiture e materiali in cui è stato possibile declinare Traverso. L'idea era fornire una cartella di finiture per il piano molto ampia, con una versione in legno tutta in massello, una in cristallo, una in alluminio... Anche formalmente ci sono due versioni, in base alla posizione delle gambe, che possono essere arretrate e quindi consentire di sedere a capotavola. È come fossero due tavoli diversi pur avendo gli stessi elementi strutturali, mentre in genere tra una versione e l'altra si cerca sempre la coerenza estetica.
Il prezzo dovrebbe essere accessibile, un fattore che reputo importante. Abbiamo cercato di fare il possibile per ridurre i costi di lavorazione, cosa possibile in Valsecchi dove si produce quasi tutto con macchinari a controllo numerico. In Traverso ci sono pochissime lavorazioni manuali, è un vero oggetto industriale.
C'è il progetto di mettere in produzione il tavolino Binario, ma in una versione un po' più grande da bar, 70 x 70 cm. Stiamo già pensando a una linea di oggetti per la linea Valsecchi di mass production. Penso che un lavoro sui dettagli possa far uscire questo genere di oggetti dal circuito della grande distribuzione tipo Castorama per farli entrare nei negozi di design. Magari il prezzo dovrà lievitare un po', passare da 19 a 25 euro, ma ne varrebbe la pena. Penso a una sedia pieghevole di legno con incastri a vista, oppure caratterizzata da una cura particolare nel modo in cui è stata assemblata… Lo vedo come un salto verso il vero spirito del design industriale democratico, un salto che porterebbe a vendere 500.000 pezzi all'anno, non dieci o mille come succede in tante aziende di design di punta così glorificate dalla stampa.
Bisognerebbe tornare un po' di più a puntare sulla grande scala ma con prodotti di qualità, mentre spesso si pensa che questi due concetti debbano per forza viaggiano su binari separati. Preferisco lavorare con gente appassionata che si lancia in progetti nuovi piuttosto che con chi rimane ancorato a un modo di progettare vecchio.
