Stefano Mancuso

The Living City

Il pioniere della Neurobiologia spiega perché il futuro urbano non può che essere green. E deve iniziare oggi con il più effice strumento di fissagio della CO₂ conosciuto all'uomo: gli alberi

Siamo stati per decine di migliai di anni una specie nomade ma, a partire dagli anni '70 del Novecento, tutto questo è cambiato con una rapidità mai vista prima.

Nel 1970 soltanto il 30% della popolazione mondiale viveva in città, mentre il rimanente 70% abitava aree rurali. In meno di 50 anni – una frazione di tempo nulla in temini geologici – la percentuale si è ribaltata. 

Siamo diventati una specie specialistica: prosperiamo soltanto in città. Le specie specialistiche, però, hanno bisogno di un ambiente stabile, mentre il nostro pianeta sta velocemente mutando.

Per questa ragione siamo obbligati a cambiare il modo in cui pensiamo e progettiamo le città. Quelle del futuro non possono essere i mostri ecologicamente incompatibili di oggi.
Pensiamo a Londra: l'impronta ecologica della capitale del Regno Unito è più grande dell'intera Gran Bretagna. Quella di Berlino maggiore di metà Germania. 

Dato che non potremo ridurre le emissioni di CO₂ nel prossimo secolo, l'unica soluzione è piantare miliardi di alberi nelle città e attorno alle città, come stabilito anche dal recente G20.
 

A oggi i macchinari per fissare la CO₂ nel terreno sono mille volte meno efficienti delle piante, e mille volte più costosi. Se gli alberi si chiamassero 'colonnine autofissanti anidride carbonica' ne avremmo già piantati miliardi
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