Michele De Lucchi

Editoriale. Domus 1023

Nel numero di aprile 2018, il direttore Michele De Lucchi parla del silenzio e della potenzialità degli oggetti di comunicare.

Immaginare il vuoto e il silenzio è così difficile che ascriviamo il tutto alla categoria dell’ignoto. Ma il richiamo di questa straordinaria emozione non può essere ignorato, perciò lo proiettiamo sui nostri oggetti. La capacità di attribuire la qualità del silenzio agli oggetti significa farli vivere in un contesto unico e speciale, lontano dalla banalità del quotidiano, del conosciuto e del convenzionale. Significa riportare la coscienza a una condizione di purezza e perfezione. Significa riconoscere la distanza tra relativo e assoluto, tra comprensibile e misterioso, tra noto e ignoto, tra tangibile e astratto, tra definibile e indefinibile.

Qualsiasi cosa facciamo per conferire tali attributi agli oggetti è superflua, anche se per noi necessaria, e continueremo a farla a prescindere. In ogni caso, tutti gli oggetti hanno la loro personalità, che a volte è ricca e profonda, a volte povera e superficiale, a volte splendida, eccentrica e ingombrante, oppure riservata, umile e silenziosa. Hanno personalità perché comunicano, e noi umani siamo abituati a comunicare.

Il silenzio è vuoto perché nel vuoto il suono non si diffonde – e il Big Bang avvenne proprio nel più totale dei silenzi. Nel grembo di un’atmosfera nasce la comunicazione del suono. E il suo esistere ci fa immediatamente rimpiangere la condizione primordiale di non esistenza, dell’assenza totale. Lo stato che ci riporta al non-luogo, al non-tempo.

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