Michele De Lucchi

Editoriale. Domus 1022

Nel numero di marzo 2018, il direttore Michele De Lucchi parla degli oggetti e del nostro desiderio di abitarli.

Non vogliamo che siano macchine, organismi o mostri a condizionare brutalmente le nostre scelte. Preferiamo che ci assecondino, ci sostengano e ci soddisfino. Vogliamo oggetti con interni ampi, comodi e luminosi, facili da riscaldare raffreddare, senza meccanismi vistosi e invadenti, ma con soluzioni semplici, pratiche e intuitive che ne agevolino l’utilizzo e l’integrazione con l’ambiente naturale.

Vogliamo che generino città e paesi, ma che allo stesso tempo presentino spazi privati personali e intimi, mostrandosi discreti e rispettosi nei confronti dello spazio pubblico e dei suoi abitanti. Vogliamo che si accordino con quanto è già presente e comunichino armonia formale, che siano in grado di trasmettere la stessa armonia nei comportamenti e nelle relazioni.

Vogliamo che questi oggetti diano testimonianza delle nostre capacità tecniche e delle conquiste del pensiero. Su grande scala vi sono oggetti che collochiamo nella natura, creando paesaggi. Sulla scala più piccola vi sono oggetti dentro altri oggetti, con i quali creiamo atmosfere.

Sono oggetti grandi e piccoli quelli che di- sponiamo sulla crosta del pianeta. Sono oggetti di pietra e ferro, di cemento e legno. Sono inanimati e rigidi, e noi instilliamo la vita al loro interno, rendendoli vibranti e pieni di gente, di attività, di storie. Sono gli involucri e i riferimenti della nostra esistenza, perciò li desideriamo attraenti, spaziosi, solidi ed espressivi, traboccanti di positività.

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