Sono due degli oggetti disegnati da Wieki Somers che, con sguardo poetico, riflette sul modo in cui le persone interagiscono con gli oggetti che le circondano. E spesso le sommergono. "Cerco di immaginare il potenziale nascosto di quegli oggetti, la bellezza e le storie che contengono. C'è un sovraccarico di beni di consumo usa e getta nella nostra società. Ne abbiamo davvero bisogno? Credo che oggi il mondo domandi prodotti che sappiano sopravvivere più di un giorno e che dimostrino di valere qualcosa. Non abbiamo bisogno di gadget, ma di oggetti da conservare per tutta la vita", spiega la designer olandese che, insieme a Dylan van den Berg, dirige lo Studio Wieki Somers a Rotterdam, e fino al 15 febbraio è al centro di una mostra allo Stedelijk Museum di 's-Hertogenbosch, il primo museo a dedicarle un'ampia retrospettiva.

"Il suo lavoro può essere descritto come la sottile interazione di pura funzione, contenuto fantasioso e sofisticato uso dei materiali", scrive di lei Louise Schouwenberg, critica del design e docente ad Eindhoven dove la Somers si è diplomata nel 2000. Tre elementi che ritroviamo anche in uno dei suoi ultimi progetti distribuito dalla galleria parigina Kreo in 12 esemplari: la lampada Bellflower, composta di carbonio, poliestere, resine e fibre di vetro, 'intrecciati' con la Overbraider, una sofisitcata macchina per la tessitura tridimensionale, usata finora solo nell'ingegneria aerospaziale. Elena Sommariva