Fino all’11 giugno è possibile fare offerte online per l’asta organizzata da Bonhams in quattro vendite che culminano con la live “The Architecture of an Icon” a New York, dedicata a Diane Keaton. In catalogo compaiono abiti, fotografie, libri, arredi e oggetti provenienti dalle sue case. Annunciata settimane fa, l’asta ha iniziato a circolare ben prima dell’apertura con preview su TikTok, Substack e forum dedicati all’interior design, attirando anche un pubblico molto distante da quello del collezionismo tradizionale.
Le case degli artisti sono le nuove opere da collezione
Da Diane Keaton a David Lynch, fino a Martin Margiela: aste, archivi e oggetti personali mostrano come l’eredità culturale di un artista oggi passi sempre più attraverso ciò che ha abitato, collezionato e conservato.
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- Francesca Chiacchio
- 09 giugno 2026
La ragione è semplice. L’asta non mette in scena soltanto una carriera, ma un modo di abitare. Accanto al copione originale di Annie Hall compaiono mobili Monterey, uno stile assai presente nelle abitazioni di Keaton che esaltava la storia artigianale della California, insieme a una collezione definita “la migliore ovunque” dal designer Stephen Shadley.
Keaton ha sempre dichiarato che il suo vero interesse fosse l’architettura. Lo ha raccontato anche nel volume The House That Pinterest Built, dedicato alla ristrutturazione della sua residenza di Pacific Palisades. In questo senso la vendita e il suo stesso titolo assumono un significato particolare: rendono leggibile un archivio di gusti, riferimenti e scelte progettuali.
Così come le monografie dedicate a Georgia O’Keeffe, Richard Avedon e Dorothea Lange, organizzate secondo una logica che racconta più un montaggio visivo che una semplice biblioteca, un mobile arrivato dalla sua casa vale per la provenienza, ma anche perché testimonia una precisa visione dell’abitare.
Sul sito di Bonhams spicca una fotografia di Cindy Sherman del 1983 che sembra condensare perfettamente l’energia che Keaton ha sempre incarnato. L’opera ritrae Sherman con un abito-cappotto strutturato di Jean Paul Gaultier. I pugni serrati e la parrucca bionda storta e arruffata suggeriscono una donna sul punto di perdere il controllo. Non è difficile ripensare ai personaggi a tratti nevrotici che l’attrice ha portato sullo schermo e che hanno contribuito a ridefinire una certa figura femminile moderna.
Oggi non si acquistano soltanto oggetti appartenuti a una celebrità: si compra l’accesso a un immaginario
L’interesse per questi oggetti, però, non riguarda soltanto Diane Keaton. Una padella di Marilyn Monroe. Una porta proveniente dalla sua casa di Brentwood. Una piastrella del bagno. Nell’asta organizzata da Julien’s Auctions per il centenario della nascita dell’attrice, conclusasi nelle scorse settimane a Los Angeles, sono passati di mano anche oggetti che fino a poco tempo fa sarebbero sembrati troppo ordinari per meritare una teca.
Eppure il mercato delle eredità culturali sembra aver superato da tempo il semplice collezionismo di memorabilia. Oggi non si acquistano soltanto oggetti appartenuti a una celebrità: si compra l’accesso a un immaginario. Lo dimostrano anche quelli che ancora oggi rientrano tra i capi più costosi mai venduti all’asta, che non a caso sono stati indossati dalla stessa Monroe, come il celebre abito con cui cantò Happy Birthday Mr. President o quello bianco svolazzante di Quando la moglie è in vacanza.
Vale lo stesso per la sempre più vicina vendita dei gioielli di Claudia Cardinale da Christie’s, dove il valore degli oggetti è inseparabile dalla capacità di evocare un’intera stagione culturale: quella della Dolce Vita e della Roma cinematografica del dopoguerra.
Non si compra un oggetto, si compra un immaginario
La domanda allora non è perché questi oggetti continuino a generare valore. Il fattore interessante, piuttosto, è perché continuino a produrlo anche dopo essere stati smembrati e rimessi in circolazione, come estensione dell’opera della persona a cui appartenevano.
Lo stesso meccanismo è emerso dopo la morte di David Lynch. Lo scorso giugno Julien’s Auctions ha battuto circa 450 oggetti appartenuti al regista: dai copioni di Mulholland Drive a una macchina per il caffè, fino alla celebre tenda della Stanza Rossa di Twin Peaks. Molti lotti hanno superato ampiamente le stime iniziali. A sorprendere non è stato tanto il successo dei materiali direttamente collegati alla sua filmografia, quanto quello degli oggetti quotidiani provenienti dalla villa di Senalda Road a Los Angeles. Come ha chiarito la figlia Jennifer Lynch, non si trattava dell’archivio della sua opera, ma delle cose con cui conviveva ogni giorno. Anche qui il valore del postumo nasceva dalla possibilità di osservare il confine tra vita e creazione.
Tra i casi più significativi degli ultimi anni resta quello di David Bowie. Nel 2016 Sotheby’s ha disperso una collezione che comprendeva Basquiat, Duchamp, Damien Hirst, Henry Moore, outsider art, design Memphis e pittura antica. La vendita ha superato i 24 milioni di sterline. Bowie non collezionava per investimento, ma per costruire una personale geografia culturale. Ognuna di quelle opere raccontava un frammento della sua traiettoria intellettuale e creativa.
E poi c’è Martin Margiela. A differenza degli altri protagonisti di queste vendite è vivo e vegeto, ma altrettanto inafferrabile. Chiunque farebbe fatica a riconoscere il suo volto oggi. Ed è anche per questo che il suo archivio personale, che sarà battuto a Parigi il prossimo 9 luglio, funziona secondo una logica sorprendentemente simile. Disegni, fotografie, documents, ma anche le frange utilizzate per coprire i volti delle modelle durante le sfilate, fino ai capi dell’era Hermès progettati e regalati alla madre. Oggetti presentati come un accesso privilegiato a una figura che da decenni costruisce la propria identità attraverso l’assenza.
Quando l’archivio diventa una seconda biografia
Forse è proprio questo il punto. Case, biblioteche, guardaroba e collezioni non sopravvivono come semplici contenitori di una vita già conclusa. Diventano opere espanse, capaci di continuare a produrre significato anche dopo essere state smembrate e disperse.
L’archivio smette di essere un deposito e si trasforma in una seconda biografia. E sempre più spesso è proprio lì, tra una libreria, una poltrona o una fotografia appesa al muro, che il pubblico cerca l’artista tanto quanto nelle opere che lo hanno reso celebre.
Immagine di apertura: Diane Keaton nella sua casa. Immagine tratta dal volume Diane Keaton: The Architecture of an Icon. Courtesy Bonhams