Sull'identità

04. gen. 2010
Sull'identità
  •  
IO SONO CHI SONO (tutto questo fa sì che io sia insostituibile).
Insostituibile ma in fondo sostituto in moltissime funzioni. TUTTO È SOSTITUIBILE (l’unicità è però insostituibile).
Dunque il fatto che io esisto e che nessun altro può vivere per me al posto mio né può nascere né morire per me fa sì che io sia unico ed identico a me stesso. Trasliamo questo concetto in architettura: ogni organismo ha una sua identità, una sua storia, una sua anima.
Sì un'anima (i muri ascoltano e non solo, inoltre ogni muro è diverso da un’altro). Ogni muro si eleva in un posto diverso rispetto all’altro, anche di soli pochi centimetri lineari, e quindi rimane unico ed identico a se stesso e la tecnologia che interviene su di esso consente infinite declinazioni della materia: molte tecniche di finitura, a volte sofisticate a volte meno aprono sempre nuove possibilità tali da rendere obsoleta la dicotomia tra materia naturale e creata in laboratorio (artificiale). Il più delle volte è proprio quest’ultima che grazie alla sua identità si rivela capace di coniugare storia, cultura, tecnologia. In effetti in tempi di globalizzazione, la competizione sul mercato non si gioca più solo sul piano dei costi e della qualità, ma anche e soprattutto su quello dell’identità e della differenziazione. È proprio per questo motivo che si tende a parlare/scrivere quanto più di “identità” del progetto e del progettista: forse sarebbe meglio leggerla in maniera celata tra le righe di un segno o quanto più tra le mura (invece che sentirla "urlare" solo perchè è molto trendy di questi tempi mostrare un segno di appartenenza). Credo che la propria identità sia qualcosa che porti dentro e mai toglierai di dosso, per questo non c’è motivo alcuno di “vocarla”: sarà lei a farsi avanti e a dichiarare il proprio essere.
Siamo italiani e in quanto tali carichi di storia e tradizione che ci scorre dentro. Questo già è tanto, forse molto più. Di molti recenti progetti italiani, a volte, e con tristezza, leggo poca “identità”, se non nelle parole “dedicate” scritte e comunicate. Parole che restano parole, perchè di identità legata al territorio e alla storia neanche l’ombra. Progetti a volte interessanti ma che di "italiano" hanno ben poco. Tutt’altro.
Riporto comunque, a conclusione del mio pensiero, un titolo chiarificatore (spero) del mio pensiero, di un articolo pubblicato qualche tempo fa su L’espresso: ”Nomadi sarete voi“. L’articolo, a firma di Gianni del Vecchio e Stefano Pitrelli, descrive una recente ricerca sull’identità dei rom, in via di estinzione, e comincia così: ”Se uno zingaro vuole una casa ed un lavoro stabile, che senso ha chiamarlo nomade?”. Un invito alla riflessione.
  • commenti
  • aggiungi commento
     
Stampa articolo Invia a un amico

segnalato da Nicola Auciello / Roma Working at the project of a multifunctional sustainable Sport Centre in Ladispoli (Roma).