21. Aug. 2008

Flavio Albanese. Elogio del saprofitismo


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Il protagonista di un romanzo di W.G. Sebald, il professore d'architettura Jacques Austerlitz, si chiede perché mai la storia dell'architettura ci fornisca uno straordinario inventario di edifici e costruzioni, ma ignori completamente i sentimenti, le sensazioni e gli aspetti 'vissuti' di questi spazi costruiti.

Da dove proviene questa banalizzazione storica dell'idea di architettura, identificata integralmente con il modo della produzione di oggetti- edifici da abitare?

Possiamo ancora fidarci e affidarci al racconto dell'architettura che ci spinge verso l'accumulo museale di oggetti?

Per recuperare un concetto veramente contemporaneo di architettura, si potrebbe optare, invece, per una scelta diversa: scartare con un movimento scomposto la voluntas aedificandi e guadagnare una prospettiva laterale, più immateriale e più mobile sulla distesa dell'orizzonte. L'architettura pensata quindi come disciplina cross-over, instabile e impermanente, macchina saprofita capace di incorporare e metabolizzare a più livelli i materiali fisici e culturali dello spazio attuale, per poi reimmetterli nel ciclo vitale rimontati in sequenze diverse.

Si dice saprofita quell'organismo che vive della manipolazione decostruttrice di materiali già esistenti. Mediante il recupero e la lavorazione organica di materia in via di decomposizione, gli organismi saprofiti producono contesti ecoambientali viventi dove prima non c'erano. Adottando questo approccio, il luogo cartesiano dell'architettura si sposta dalla produzione e dall'accumulo all'intercettazione e alla trasformazione degli oggetti e dei concetti già presenti nel nostro ambiente, con lo scopo di creare soluzioni e contesti non ancora pensati né sperimentati.

L'atteggiamento saprofita si accanisce a smontare e rimontare i sistemi delle relazioni economiche, umane e simboliche radicate nello spazio. Un lavoro in fase continua, il cui obiettivo non è la produzione di oggetti finiti, ma sempre e ininterrottamente di materiali, suggestioni, concrezioni pronti a loro volta a essere riusati e riprogrammati, in un infinito processo di appropriazioni e restituzioni.

Flavio Albanese



[All'Arsenale di Venezia, dal 14 settembre al 23 novembre in occasione dell'XI. Mostra Internazionale di Architettura, Domus organizza DomusLAB, un laboratorio-contenitore di eventi saprofiti dedicato all'indagine sullo spazio contemporaneo e incentrato sul tema del cibo].

www.labiennale.org
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