Il protagonista di un romanzo di W.G. Sebald, il professore d'architettura
Jacques Austerlitz, si chiede perché mai la storia dell'architettura
ci fornisca uno straordinario inventario di edifici e costruzioni, ma ignori
completamente i sentimenti, le sensazioni e gli aspetti 'vissuti' di questi
spazi costruiti.
Da dove proviene questa banalizzazione storica dell'idea di architettura,
identificata integralmente con il modo della produzione di oggetti-
edifici da abitare?
Possiamo ancora fidarci e affidarci al racconto dell'architettura che
ci spinge verso l'accumulo museale di oggetti?
Per recuperare un concetto veramente contemporaneo di architettura,
si potrebbe optare, invece, per una scelta diversa: scartare con un
movimento scomposto la
voluntas aedificandi e guadagnare una prospettiva
laterale, più immateriale e più mobile sulla distesa dell'orizzonte.
L'architettura pensata quindi come disciplina cross-over, instabile e
impermanente, macchina saprofita capace di incorporare e metabolizzare
a più livelli i materiali fisici e culturali dello spazio attuale, per poi
reimmetterli nel ciclo vitale rimontati in sequenze diverse.
Si dice saprofita quell'organismo che vive della manipolazione
decostruttrice di materiali già esistenti. Mediante il recupero e la
lavorazione organica di materia in via di decomposizione, gli organismi
saprofiti producono contesti ecoambientali viventi dove prima non
c'erano. Adottando questo approccio, il luogo cartesiano dell'architettura
si sposta dalla produzione e dall'accumulo all'intercettazione e
alla trasformazione degli oggetti e dei concetti già presenti nel nostro
ambiente, con lo scopo di creare soluzioni e contesti non ancora pensati
né sperimentati.
L'atteggiamento saprofita si accanisce a smontare e rimontare i
sistemi delle relazioni economiche, umane e simboliche radicate nello
spazio. Un lavoro in fase continua, il cui obiettivo non è la produzione di
oggetti finiti, ma sempre e ininterrottamente di materiali, suggestioni,
concrezioni pronti a loro volta a essere riusati e riprogrammati, in un
infinito processo di appropriazioni e restituzioni.
Flavio Albanese
[All'Arsenale di Venezia, dal 14 settembre al 23 novembre in occasione dell'XI.
Mostra Internazionale di Architettura, Domus organizza DomusLAB, un laboratorio-contenitore
di eventi saprofiti dedicato all'indagine sullo spazio contemporaneo e
incentrato sul tema del cibo].
www.labiennale.org