Yona Friedman a Roma - Speciale MAXXI - Domus

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speciale

Yona Friedman, MAXXI Spatial (2017), Courtesy Yona Friedman. Fotografia Francesco Radino
 

Yona Friedman a Roma

In mostra al MAXXI le opere dell’architetto visionario e poetico della modernità: dalla sua Ville Spatiale, esportata a Roma, a numerosi materiali inediti e originali.

 

Speciale MAXXI

Poliedrica macchina per la produzione e la diffusione della cultura del progetto, il MAXXI è teatro di un’importante mostra incentrata su una figura di primo piano del palcoscenico architettonico internazionale.  

“Yona Friedman. Mobile Architecture, People’s Architecture” è infatti la grande monografica a cura di Gong Yan e Elena Motisi dedicata all’architetto unghesere naturalizzato francese: una delle figure più visionarie e dirompenti della cultura progettuale a cavallo tra gli ultimi due secoli. La mostra è accompagnata da una pubblicazione (Quaderni del Centro Archivi del MAXXI Architettura) con testi di Hou Hanru, Gon Yang, Manuel Orazi e una intervista inedita di Elena Motisi.

Fig.1 “Yona Friedman. Mobile Architecture, People’s Architecture”, MAXXI, Roma 2017. Courtesy Fondazione MAXXI

In apertura: Yona Friedman, MAXXI Spatial (2017), Courtesy Yona Friedman. Fotografia Francesco Radino. Qui sopra: Fig.1 “Yona Friedman. Mobile Architecture, People’s Architecture”, veduta della mostra, MAXXI, Roma 2017. Courtesy Fondazione MAXXI


Organizzata dal Power Station of Art di Shanghai, dove è stata presentata nel 2015, la mostra arriva al MAXXI in una nuova veste, pensata appositamente insieme a Friedman. Per quest'ultimo – che nel 2016 ha immaginato per la Serpentine Gallery di Londra una struttura modulare che sembra disegnata nell’aria – chiunque può progettare e realizzare la propria architettura attraverso strutture mobili semplici e flessibili, dalla casa alle “città spaziali” che fluttuano al di sopra delle città reali. Per la mostra del MAXXI si sposta infatti a Roma la celebre Ville Spatiale (1958/62), tema centrale dell’opera di Friedman: una griglia aerea sul territorio, con corridoi e abitazioni progettati da chi le abita. L’opera è riprodotta per questa mostra in un grande modello di nove metri di lunghezza, in dialogo con alcune visioni inedite dedicate alla città e al MAXXI, realizzate per questa occasione. Rispetto a quella di Shangai, la mostra di Roma si arricchisce inoltre di numerosi materiali originali, che esplorano temi centrali nella ricerca di Friedman, come l’importanza dell’educazione al processo creativo e costruttivo e il rapporto con “colui che abita la città”, che grazie agli strumenti forniti dal progettista può costruire autonomamente il proprio habitat.

Fig.2 “Yona Friedman. Mobile Architecture, People’s Architecture”, MAXXI, Roma 2017

Fig.2 “Yona Friedman. Mobile Architecture, People’s Architecture”, veduta della mostra, MAXXI, Roma 2017. Courtesy Fondazione MAXXI


Al MAXXI saranno anche presenti numerosi disegni inediti degli anni Sessanta, le strutture mobili e ‘improvvisate’ di Friedman, insieme alle istruzioni per realizzarle, fotomontaggi, video e una selezione delle sue animazioni, tra cui un grande murales che riproduce uno dei disegni dell’architetto: un puntino che chiede a un altro: “Posso stare con te?” e l’altro risponde: “Sei il benvenuto!”. Una visione semplice e giocosa dell’architettura – e quindi della società – inclusiva, democratica, autogestita. E siccome per lui il museo contemporaneo deve esporre ciò che è davvero importante per le persone, Friedman ha realizzato uno Street Museum, pensato per accogliere sedici oggetti dei cittadini, scelti in quanto significativi per loro e che, esposti nelle teche della struttura, diventano ‘opera’. Una dimostrazione di come la democratizzazione dei musei possa avvenire solo nel momento in cui si dà alle persone la possibilità di mostrare ciò che per loro è davvero importante.  

Fig.3 “Yona Friedman. Mobile Architecture, People’s Architecture”, Roma 2017

Fig.3 “Yona Friedman. Mobile Architecture, People’s Architecture”, veduta della mostra, MAXXI, Roma 2017. Courtesy Fondazione MAXXI


Tra le altre opere in mostra: Griboulli (1980/95), una matassa irregolare di cavi di metallo pensata come sistema costruttivo, Rod Net Structure (1970) composta da aste rigide collegate da giunture e modulabili per creare qualsiasi spazio si desideri, fino alla riproduzione di uno dei moduli del Museum of Simple Technology (Madras, India, 1982), realizzato negli anni Ottanta da un gruppo di cestai indiani secondo le istruzioni fornite dall’architetto tramite il Communication Centre of Scientific Knowledge for Self-reliance. Questo progetto e i manuali realizzati da Friedmann sono qui messi in dialogo con il progetto di studio ideato per un campo profughi. In mostra anche un’area dedicata a Boulevard Garibaldi, la sua celebre casa-studio, luogo di creazione e di ispirazione senza tempo. In questa sezione trovano posto materiali relativi a momenti chiave del suo percorso, dal 1958, anno della pubblicazione del primo manifesto dell’Architettura Mobile, al 2008. La mostra si configura così come una finestra sul linguaggio universale di Friedman che, applicato in contesti diversi, può rispondere alle esigenze ecologiche, sociali e di sostenibilità della società contemporanea.

Fig.4 “Yona Friedman. Mobile Architecture, People’s Architecture”, MAXXI, Roma 2017

Fig.4 “Yona Friedman. Mobile Architecture, People’s Architecture”, veduta della mostra, MAXXI, Roma 2017. Courtesy Fondazione MAXXI


Ciò che emerge in ultima istanza in “Yona Friedman. Mobile Architecture, People’s Architecture” è la visione secondo la quale l’architettura non deve imporsi sulla persona, ma modellarsi su chi la abita, tenendo conto della vita quotidiana, delle esigenze e dei desideri di chi vive gli spazi. Al MAXXI è messa in scena una vera e propria “architettura della sopravvivenza”, fatta di materiali poveri e forme semplici, realizzabile da artigiani se non addirittura dai residenti. Oggi più che mai, sostiene l'architetto, attraverso la riorganizzazione urbana si può costruire un mondo sostenibile, dove la vita delle persone può tornare ad avere valore. Una visione apparentemente utopica, tuttavia arricchita da quella forte componente di realismo che sempre si ravvisa nei suoi lavori. Così come lo stesso Friedman ha poeticamente affermato di recente: “Il modo in cui concepisco l’architettura è assolutamente affine all’idea che ho della musica: chiunque può costruire, proprio come chiunque può cantare; ma alcuni cantanti hanno una preparazione tale che li rende artisti”.

Fig.5 “Yona Friedman. Mobile Architecture, People’s Architecture”, MAXXI, Roma 2017

Fig.5 “Yona Friedman. Mobile Architecture, People’s Architecture”, veduta della mostra, MAXXI, Roma 2017. Courtesy Fondazione MAXXI



fino al 29 ottobre 2017
Yona Friedman. Mobile Architecture, People’s Architecture
MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo
via Guido Reni, 4/A, Roma