Le cassette che Giorgio Buchner ha raccolto e meticolosamente conservato raccontano il sogno tenace dell’archeologo. Scavando sull’Isola di Ischia per cinquant’anni, scrisse la storia della prima colonia greca dell’Occidente. Il British Museum di Londra celebra la scoperta: “Pithekoussai, now Ischia: the first greek colony in the western Mediterranean”.
Cassette di legno 40 x 45 cm, contenitori neutri per scatole di cartone grigio più piccole, di misure diverse, che si incastrano come in una tessitura. Contengono denti, frammenti di ossa, teschi, tracce organiche di esistenze che hanno attraversato l’isola 3000 anni fa. E oggetti di ogni tipo che quelle esistenze hanno accompagnato, colorato, alleggerito o addolorato, fibule, vasi, ferma trecce, armille, anellini, pesi in piombo, ami da pesca, lucerne, un poppatoio per lattanti. Infine zolle di terra sezionata e catalogata, che il tempo ha scolorito fino allo stesso grigio, memoria di luoghi spettatori di eventi umani. O protagonisti, scosse, modificazioni, distruzioni e ricostruzioni. Per 20 anni hanno taciuto—riposo, sonno, oblio—, impilati in scaffali di metallo, come un archivio di vite quotidiane.
Davide Vargas
