Author
Published
Location
Sections
Keywords
Network
Sponsorship
Cari tutti,
scrivo questa lettera per rispondere a tutti coloro che ci hanno chiesto di rendere più espliciti i motivi per cui improvvisamente abbiamo lasciato la Design Academy.
Sì, per voi è un brutto momento, ma per noi era l'unico possibile. Dopo un lungo conflitto con il consiglio d'amministrazione, durante il quale abbiamo cercato di salvaguardare i valori e le qualità che riteniamo necessari per una buona formazione al design in una scuola di perfezionamento, la settimana scorsa abbiamo ricevuto le risposte definitive alle nostre richieste e alle nostre domande. Risposte sulle quali non possiamo decisamente concordare. Che fare? Non dubitavamo di dovervi le corrette valutazioni finali e le corrette sessioni d'esame che tutti meritate. E quindi abbiamo deciso di continuare a lavorare con voi e di non informarvi una settimana prima delle prove finali, in modo che poteste concentrarvi totalmente soltanto sul vostro lavoro. Ieri è stato il primo giorno in cui ci siamo veramente sentiti liberi di annunciare la nostra decisione, al congedo di Gijs Bakker. Le vacanze estive dureranno due mesi: il consiglio d'amministrazione ha molto tempo per trovare delle soluzioni e colmare i vuoti che ci lasciamo dietro. Saranno buone soluzioni? Non possiamo prevederlo e spero sinceramente che lo siano. Potete essere certi che ce ne andiamo con il pianto nel cuore, che ci sarebbe piaciuto lavorare con voi e che pensavamo di farlo a lungo.
Qui c'è la nostra lettera di dimissioni indirizzata al consiglio d'amministrazione (in inglese). E qui di seguito riassumo con maggiori particolari le ragioni per cui abbiamo deciso di abbandonare.
Questa scuola è diventata famosa per i suoi risultati fin dagli anni Ottanta. Tutti nel mondo della cultura sanno che il design olandese è diventato un fenomeno di importanza internazionale grazie al sistema olandese della formazione al design e grazie a ulteriori fattori come il sistema dei finanziamenti e così via. La formazione al design ha avuto una svolta negli anni Ottanta perché all'epoca due direttori della DAE, uno attento ai contenuti, l'altro alla gestione (Jan Lukassen e Jan van Duppen) decisero che la formazione sarebbe decollata solo se fossero stati capaci di far entrare nell'istituto designer importanti, professionisti con una carriera ben definita e con ben definite posizioni nel campo del progetto. Come potevano riuscire ad attrarre persone di questo genere? Lasciando loro autonomia, libertà di scegliere i loro contenuti e libertà di scegliere docenti altrettanto professionali. Ha funzionato in modo straordinario, la scuola ha avuto ottimi direttori di dipartimento e ottimi docenti, e quindi la DAE ha iniziato a ottenere straordinari risultati. Tra gli allievi della DAE si contano Hella Jongerius, Piet Hein Eek, Richard Hutten, Jurgen Bey, Maarten Baas, Bertjan Pot, Job Smeets, Wieki Somers, Joris Laarman, Demakersvan, Formafantasma, Traxler e Mischer, e molti altri.
Quando questi geniali direttori lasciarono l'istituto, alla fine degli anni Novanta, Li Edelkoort e Liesbeth in 't Hout divennero rispettivamente direttrice artistica e direttrice generale. Confermarono la cornice di libertà che il sistema formativo garantiva ai direttori di dipartimento e ai docenti. E resero i risultati più visibili alla comunità internazionale. Gli studenti beneficiarono di questo alto livello qualitativo e la scuola continuò a 'produrre' risultati d'alta qualità.
Dopo l'uscita di scena di Li Edelkoort la scuola ha dovuto lottare con vari direttori, e secondo me la mancanza di contenuti artistici iniziò a farsi sentire quando il consiglio d'amministrazione decise di riformare totalmente il sistema formativo, mentre non c'era motivo apparente per simili drastici cambiamenti. La cornice dell'autonomia e della libertà è secondo noi l'unico modo valido (e anche l'unico modo psicologicamente coerente) di lavorare con i migliori professionisti del mondo, che di conseguenza hanno le migliori idee sul design. Ma l'attuale consiglio d'amministrazione non la pensa così. Ha iniziato a elaborare una riforma in cui una rete di vari ruoli accademici e gestionali interferisce con l'autonomia dei professionisti: le persone che noi riteniamo essere le uniche che contano davvero in una scuola di perfezionamento d'alto livello.
Ciò letteralmente significa: nel nuovo sistema noi, direttori di dipartimento, diventeremo "Decani di design", occupandoci solo dei contenuti, in grado di dare pareri consultivi sui contenuti e sui docenti, ma senza più alcun potere decisionale. Nel nuovo sistema non nomineremo più i docenti né saremo più responsabili dell'iscrizione di nuovi studenti, senza risorse finanziarie per istituire programmi di ricerca e creare momenti di presentazione e così via. Nuove persone entrano nell'istituto, i cosiddetti "Decani di formazione" (didatti, non professionisti del design, e manager), "Traduttori", "Facilitatori", "Connettori"… Una rete che sta a significare molte, moltissime riunioni per uniformare i criteri di valutazione, per accordarsi sui rapporti tra contenuti e formazione e così via.
Crediamo che il nuovo sistema soffocherà ogni possibilità di offrire agli studenti le occasioni di formazione e di ricerca che riteniamo necessarie. E soprattutto: constatiamo che questo nuovo sistema, che ha forse il pregio di qualche indispensabile qualità organizzativa per i corsi di laurea, non è di alcun vantaggio per i dipartimenti di Master, che devono concentrarsi esclusivamente sulla ricerca, non sulle competenze didattiche.
Ci siamo opposti con decisione a tutti questi progetti, almeno per quanto riguarda i Master. Abbiamo espresso le nostre opinioni e i nostri punti di vista in molte riunioni con il consiglio d'amministrazione e in altri incontri con l'istituto. Abbiamo presentato delle richieste, abbiamo cercato di rimandare delle decisioni. Qualche volta il consiglio d'amministrazione ci ha fatto delle promesse, del tipo: non cambieremo nulla nella struttura dei Master per almeno tre anni. Poi la promessa è cambiata in un anno. E infine la settimana scorsa abbiamo scoperto che potevamo nominare dei docenti solo per i prossimi tre mesi. Scaduto questo periodo altri (un nuovo Decano di formazione) si sarebbe assunto questa parte del nostro lavoro. Da quel momento in poi avremmo dovuto anche abbandonare la docenza, il contatto diretto con gli studenti sarebbe stato troncato. Lo consideriamo inaccettabile, perché pensiamo che nei Master non siamo docenti in senso tradizionale, ma facciamo da guida agli studenti nelle competenze di ricerca. Dal nostro punto di vista, per una ricerca d'alto livello, il docente deve essere un professionista che trae dalla propria carriera il senso di ciò che fa.
Le risposte che abbiamo ottenuto la settimana scorsa, dopo numerosissime discussioni, sono state uno schiaffo in pieno viso. Non una delle nostre richieste è stata accolta. Se vogliamo prendere sul serio i nostri principi possiamo solo lasciare l'istituto. Potete credermi se vi dico che per me è un dolore terribile. Mi sento come se vi abbandonassi: i docenti e io vi abbiamo fatto delle promesse e non siamo in grado di mantenerle, perché non ci è consentito di creare il contesto di ricerca che riteniamo indispensabile.
Che cosa vi riserva il futuro? Alcuni docenti se ne andranno con noi, altri resteranno. Altri ancora arriveranno e ovviamente avranno le migliori intenzioni di offrirvi una buona guida nel vostro anno finale. E, chissà, forse abbiamo torto marcio a preoccuparci, forse le nuove riforme miglioreranno davvero l'istituto. Noi la vediamo diversamente, come ho detto (e come ho detto nella nostra lettera di dimissioni).
Spero che questo lungo messaggio offra la spiegazione che vi devo per la mia partenza anticipata. Se ci sono altre domande, per favore fatemele. Da oggi in poi sarò occupata a traslocare, ma controllerò regolarmente la posta.
Cordialmente
Louise Schouwenberg
Author