Partendo dal presupposto che non abbiamo quasi mai modo di osservare il nostro comportamento e il nostro aspetto mentre mangiamo, Studio Appétit prova a mettere le persone di fronte a se stesse, in contatto diretto con le proprie abitudini e la propria gestualità, oltre che sperimentare a fondo cosa significhi mangiare da soli. "Questo è un fattore che tendiamo spesso a ignorare, dal momento che il mangiare è considerato un atto sociale," spiega Ido Garini. "Tuttavia, la funzione del nutrirsi è un fatto individuale, che serve al nostro sostentamento, e quindi l'interazione sociale legata al cibo non ha nulla a che vedere con l'azione fisica di mangiare".
Il progetto è stato presentato in occasione del festival Taste, a Berlino presso la DirekTorenHaus. Ogni postazione proponeva una diversa tipologia di cibo, proprio per indurre i partecipanti a sperimentare più modi possibili di mangiare: dall'addentare una fragola in modo delicato e seducente all'hamburger, masticato in modo vorace a bocca aperta.
Le postazioni, realizzate in legno di betulla, sono dotate di un ampio specchio e di una superficie di appoggio su cui disporre il cibo. Il piano prevede due diverse tipologie, in base al tipo di piatto servito e dei diversi modo di magiarlo; ogni piano comprende piatto, sottobicchiere, ciotola, alzata per torte, tagliere e griglia.
