In anni recentissimi il dibattito sulla politica culturale ha dimostrato che gli amministratori locali dedicano un'attenzione assoluta alle "esposizioni competitive", grazie alle quali una città è in grado di sostenere la sua immagine di metropoli internazionale della cultura. La politica culturale di Berlino, a quanto pare, è divenuta progressivamente sinonimo di marketing culturale e strumento di un modello neoliberista di sviluppo urbano. I politici svendono volentieri lo spazio urbano, accettando la connessa deprivazione delle possibilità sociali e creative, allo scopo di portare a Berlino i turisti e il loro denaro, di cui la città ha bisogno in tempi di scarsi finanziamenti pubblici e di magre prospettive economiche. In questo tentativo di portare Berlino in testa nella corsa tra le città, per la politica tirar fuori dal cassetto vecchi progetti, insufflando nuova vita in forme di manifestazione dalla storia discutibile, è solo questione di tempo. Perché non metter su semplicemente un'esposizione mondiale?
Da questi presupposti è nato il progetto del collettivo berlinese raumlaborberlin, sviluppato insieme con lo studio Hebbel am Ufer, The World is Not Fair–The Great World's Fair 2012: una sorta di contro-proposta al classico format dell'Expo, sul sito dell'ex aeroporto di Tempelhof, in programma dal 1° al 24 giugno 2012.
Quella delle esposizioni universali è un'idea che funziona dall'Ottocento. Nel 1897, all'apice del colonialismo, sfociò nella Berliner Gewerbe-Ausstellung, l'Esposizione industriale di Berlino, che si svolse alle porte della città nell'area che oggi porta il nome di Parco di Treptow. Qui venne applicata la tradizione dei cosiddetti zoo umani, già consolidata da un ventennio grazie all'attività di Carl Hagenbeck, uomo d'affari e fondatore di zoo. Oltre cento indigeni delle colonie tedesche, tra cui cinque herero e quattro nama, provenienti dall'attuale Namibia, vennero esposti agli sguardi avidi di esotismo del pubblico curioso nel cosiddetto "villaggio negro". E dopo sette mesi passati da questi pezzi da esposizione viventi, vestiti di succinti indumenti tribali, a praticare il loro artigianato tradizionale, alcuni morirono a causa delle avverse condizioni climatiche.
Nella storia delle esposizioni mondiali, che si estende per oltre centossessant'anni, l'esposizione degradante delle culture colonizzate è stata parte costante del programma. Anche l'Expo 58 di Bruxelles osservò la tradizione degli zoo umani. L'intrusione nell'infrastruttura urbana delle città ospiti e le relative conseguenze sulla vita degli abitanti furono poco meno deleterie. Ricordiamo la Weltausstellung di Vienna del 1873. Allora, ai tempi dell'impero austroungarico, si cambiò perfino il corso del Danubio per far posto all'invadenza dell'architettura dell'esposizione. Solo in senso estremamente limitato il concetto di sostenibilità può essere associato con questi fenomeni visto che, perfino oggi, nelle metropoli di tutto il mondo sorgono interi quartieri in cui le nazioni intraprendono una gara di idee per dare all'umanità un'idea del domani. Recentemente, per esempio, a Shanghai, per fare spazio alle costruzioni necessarie a una mostra di grande scala dall'esplicito titolo Better City, Better life, circa ottomila famiglie furono trasferite a forza e poi, a pagamento, caricate su autobus turistici e riportate ai loro ex quartieri di residenza, ora radicalmente ristrutturati.
I padiglioni non sono da intendere come rappresentanze ufficiali di altrettanti marchi nazionali, ma come luoghi di riflessione artistica e politica profondamente soggettiva. Al di là dei confini delle discipline culturali architetti, attori, performer e artisti visivi cercheranno di analizzare idee, sistemi e fenomeni che collegano reciprocamente le principali culture di tutto il mondo. In mostra non ci sarà il mondo com'è o come dovrebbe essere, ma come lo si percepisce, lo si comprende e lo si interpreta. È mai ancora possibile rappresentarlo e mediarlo come una totalità?
Citiamo qui cinque progetti che si vedranno nella cornice di The World is Not Fair – The Great World's Fair 2012:
In una struttura architettonica memore degli edifici dei reattori danneggiati a Fukushima il regista Toshiki Okada, che viene da Yokohama con la sua compagnia teatrale Chelfitsch, analizzerà l'astrattezza e l'incommensurabilità degli eventi catastrofici con un linguaggio fatto di gesti minimi e di misurate parole.
Hans-Werner Krösinger, uno dei primi esponenti del teatro di documentazione contemporaneo, sta elaborando nell'edificio di una stazione radio un'installazione sonora dal vivo, dedicata all'uso militare e alla storia del lavoro forzato nell'ex aeroporto di Tempelhof.
L'architettura dei quindici padiglioni può essere intesa come un contributo al dibattito sulla sensibilità nella gestione delle risorse.
Il film-maker berlinese Harun Farocki presenterà la prima parte di un lungo progetto di ricerca intitolato Vorbild/Nachbild, che analizza il ruolo dell'animazione digitale nella simulazione di sistemi e servizi previsionali. È dedicato alla circolazione mondiale dell'aria, del fuoco e dell'acqua, e alla domanda di controllo su un mondo segnato da una crescente instabilità in rapporto alla prevedibilità di eventi sistemicamente determinati.
Il collettivo d'architettura Umschichten di Stoccarda costruirà con materiali di recupero un centro per feste popolari. Per tre settimane ne nascerà uno spazio culturale ibrido. È destinato a fungere da luogo di incontro e di scambio per i visitatori di The World Is Not Fair – The Great World's Fair 2012, ma anche da sede di manifestazioni. Vi si svolgerà un fitto programma di conferenze, dibattiti, proiezioni cinematografiche e concerti.
La superficie dell'aeroporto di Tempelhof è paragonabile a quella del centro storico di Praga. Un'estensione che impedisce ogni possibile sforzo di entrare in gara a livello del progetto delle scenografie monumentali che ci sono state rese familiari dalle fiere mondiali e dalle 'Expo'. Ma ciò non significa necessariamente uno svantaggio. Dato che queste aree fanno sì che ogni gesto architettonico mirante a primeggiare esagerando le dimensioni appaia puramente marginale, aprono prospettive inconsuete alla percezione della vicinanza e della lontananza, costringendoci a riflettere sulle proporzioni dei programmi culturali in rapporto al contesto normativo e topografico per il quale sono costruiti. Ne deriva quindi per un progetto l'occasione di realizzare una poetica intrinseca alle opere che si oppongono a questa pretesa e di rendere produttive le contraddizioni che ne derivano.
In questi anni forme produttive di collaborazione tra Hebbel um Ufer e raumlaborberlin si sono realizzate in parecchie occasioni. Ci sono stati progetti come Fassadenrepublik, in cui i visitatori potevano esplorare il Volkspalast allagato a bordo di barchette, oppure Dolmutsch-Xpress, che usava l'idea di tassì collettivo per spettacolari spedizioni attraverso lo spazio urbano di Kreuzberg.
raumlaborberlin lavora sul confine tra architettura, arte e urbanistica dal 1999. Strategie di ristrutturazione urbana vengono analizzate in gruppi di lavoro interdisciplinari. In contrapposizione a una città dell'inclusione e dell'esclusione raumlabor va alla ricerca di una città delle possibilità. In termini professionali l'architettura è un'attività di laboratorio, fatta di iniziative sperimentali, collaborative e appassionate condotte nello spazio urbano. La costruzione è quindi non tanto da intendere come lavoro su un oggetto, quanto come sviluppo di una narrazione che diventa parte di un luogo.
The World is Not Fair – The Great World's Fair 2012
Aperto giovedì e domenica
Tempelhof Park / Ex aeroporto Tempelhof, Berlino
Oderstr., Tempelhofer Damm
