Com'è nato questo progetto?
Si è trattato prima di tutto di un incontro e di una collaborazione con Alias e, come tutti i progetti, la base di un buon prodotto è una buona relazione con l'azienda. Alias per me fa parte della grande storia del design italiano.
È la prima collaborazione con l'azienda?
Sì con Alias è la prima volta. Avevo disegnato per Poltrona Frau e per Cappellini, che fanno parte del fondo Charme. Poi è passato del tempo e ci siamo rivisti soltanto lo scorso anno. Da lì è nata la voglia di lavorare insieme. Per me Alias resta una fabbrica incredibile per la qualità dei prodotti e la filosofia.
Di quale filosofia si tratta?
Prodotti giusti che accompagnano la nostra vita. Con questa base, l'anno scorso abbiamo cominciato a lavorare su questo progetto. Abbiamo fatto un grande lavoro su questa sedia che è quasi pronta: non è un prototipo è un inizio di serie, ma non è ancora stata ottimizzata in tutti i dettagli. È una sedia trasversale, che può essere utilizzata in contesti di vita diversi: esterno, interno, attorno a un tavolo per cenare. Con la stessa struttura, forma e materiali, è possibile avere utilizzi molto diversi. E questa è l'idea di base. La struttura è in fusione di alluminio, la seduta (in tondino di acciaio intrecciato) sembra sospesa sulle gambe.
Soddisfatto del risultato finale?
Sì, il piacere per me è di avere un partner che mette al servizio di un designer una relazione di lavoro e che permette di ottimizzare e curare il dettaglio. Più si cura il dettaglio e più l'oggetto è magnifico ed elegante e può essere sviluppato in modo intelligente. E Alias permette di curare la qualità in ogni dettaglio. Ho cercato di creare una nuova tipologia di architettura di oggetto, non è una sedia con quattro gambe, la struttura è sospesa, come una cintura che cinge la scocca. Ho lavorato con tecnologie e materiali che potessero tradurre il disegno in un oggetto che deve essere molto resistente. Il solo materiale possibile era l'alluminio.
La sfida nel mio mestiere è anche comprendere l'azienda per cui lavoro e capire come disegnare al meglio per una certa realtà produttiva. Il mi lavoro non è solo disegnare un oggetto "by Patrick Norguet", che alla fine è uguale per tutti. Mi interessa entrare nella storia di un'azienda. Cerco di creare oggetti coerenti con la storia dell'azienda. E credo che oggi sia davvero necessario tornare ad avere un'identità forte e ben definita. La confusione in un mercato ormai saturo non giova a nessuno. In un periodo difficile come questo è necessario che le aziende ritornino alle origini e da lì pensino al futuro.
Qual è il tuo rapporto con le tecnologie digitali?
I processi digitali sono uno strumento utile, ma per me tutto comincia con un foglio di carta e con il disegno. Questa sedia ha avuto inizio con un prototipo che ho realizzato in cartone. Gli strumenti digitali hanno permesso di realizzare lo stampo per iniettare la parte in alluminio, ma non progetterei mai un oggetto con il digitale. Passo molto tempo a disegnare e, quando le cose sono pronte, allora si può passare al digitale per finalizzare alcune parti.
