Fashioning the Object: Bless, Boudicca, Sandra Backlund - Design - Domus
Fashioning the Object: Bless, Boudicca, Sandra Backlund
 

Fashioning the Object: Bless, Boudicca, Sandra Backlund

Fashioning the Object all'Art Institute di Chicago è una mostra relativamente senza parole, che si fonda più sulla presenza che sulla trama. Coerente al tema, è incredibilmente tattile, perfino nelle sezioni in cui implora il visitatore di non toccare.

 

Design / Katya Tylevich

'Narrazione' è un termine di cui si fa spesso uso (e abuso) nei testi d'architettura, di design del prodotto, di moda e dei settori correlati. E a ragione, per di più: è gratificante leggere un racconto (un inizio, uno svolgimento e uno scioglimento finale) negli oggetti e nelle strutture, nel processo del loro divenire e nella loro maturazione. Sono accadimenti e vicende della trama raramente evidenti nell'aspetto esteriore, e – quando la situazione si rivela particolarmente d'avanguardia – "narrazione" può suonare come una specie di salvagente per chi va in cerca di una definizione al di là della funzionalità, soprattutto quando è perplesso per l'assenza di quest'ultima. Nei casi peggiori alla 'narrazione', fitta e incomprensibile com'è, si guarda con sospetto come a un attrezzo di scena cui aggrapparsi in un progetto per altri versi debole. Ma in Fashioning the Object: Bless, Boudicca, Sandra Backlund "attrezzo di scena" non sembra una brutta espressione, dato che l'elemento teatrale si coniuga con tanta intelligenza con il quotidiano (per esempio la routine quotidiana del vestirsi) e c'è un'energia – fisica e concettuale – sorprendentemente presente in oggetti fisici (come gli indumenti a maglia di Sandra Backlund), linguaggi (come la serie degli eterei videoclip di Boudicca) e modalità rappresentative (la maglia di ferro che collega il lavoro di Bless).

Sono ovviamente molte le narrazioni che possono accompagnare questa mostra, aperta all'Art Institute di Chicago fino al 16 settembre: c'è il racconto di ogni singolo stilista, il racconto di ogni singolo capo in mostra e il racconto di come la mostra cristallizzi questi tre diversi elementi in un'esposizione esauriente… Tutte buone notizie per chi ha comprato il catalogo. Soldi ben spesi! Ma si presume che parecchi di coloro che sono capitati in questa mostra non abbiano sfogliato la presentazione. Alcuni potrebbero non sapere chi sono Bless, Boudicca e Sandra Backlund, nomi formidabili nel mondo della moda, certamente, ma per il turista che si ritrova a entrare qui dopo aver visitato la vicina retrospettiva di Roy Lichtenstein queste persone non sono il 'familiare' Versace della situazione. Tanto meglio. Come la vedo io, la mostra vuol essere una scossa di energia, e non c'è peggior guida delle aspettative preconcette.

Bless, BLESS N°19 Uncool, Primavera/Estate 2003. Photo Image cIma

Bless, BLESS N°19 Uncool, Primavera/Estate 2003. Photo Image cIma

Complessivamente è una mostra relativamente senza parole, che si fonda più sulla presenza che sulla trama. Fashioning the Object, coerente al tema, è incredibilmente tattile, perfino nelle sezioni in cui implora il visitatore di non toccare. (Tanto per dire, però: un richiamo da parte dei guardiani non pare un prezzo troppo alto per aver toccato un pezzo della collezione Ink Blot Test di Sandra Backlund…) Le trame non si limitano ai tessuti e ai capi di moda in mostra, ma circolano per le varie 'vetrine' o, nel caso di Bless, per i vari 'sipari' espositivi. Film, foto e la tensione delle performance (per quanto non ce ne siano 'dal vero') rendono questa mostra davvero interdisciplinare, non soltanto sulla carta. Questo per dire che una narrazione appare troppo lineare e di lungo respiro per incapsulare questa mostra. Dissezionata o trangugiata tutta intera, la mostra suona più come un paragrafo surrealista: un arco abilmente spezzato, un'esplosione, uno scoppio, una sensazione amplificata. È interamente fatta d'azione in crescendo, con poche spiegazioni e nessuna caduta di tensione. Coerentemente con l'attuale discorso della moda (e delle mostre di moda) l'esposizione mette in luce i rapporti tra poco costoso e caro, tra concettuale e assolutamente banale, tra vertiginoso e terra terra.

<i>Fashioning the Object: Bless, Boudicca, Sandra Backlund</i> all'Art Institute of Chicago fino al 16 settembre

Fashioning the Object: Bless, Boudicca, Sandra Backlund all'Art Institute of Chicago fino al 16 settembre

Anche al visitatore privo di una normale consuetudine con l'architettura e con il design Fashioning the Object appare verosimilmente in rapporto con la collezione di design e arredamento del Chicago Art Institute, esposta in una sala vicina. Anche qui l'approfondita conoscenza dei riferimenti e delle tecnologie usate dai progettisti ci sta bene, ma non è completamente necessaria per tracciare un collegamento tra i materiali, le forme e gli influssi (organici e artistici) che li uniscono. Insomma: per compiere una breve puntata dietro le scene, dirò che Fashioning the Object è stata ideata da Zoë Ryan e da John H. Bryan, rispettivamente presidente e curatore delle sezioni di Architettura e Design dell'Art Institute dal 2011. In un breve video diffuso in occasione della mostra, Ryan spiega che si tratta della prima mostra di moda di cui si è occupata, e che il suo interesse nel realizzare una mostra come questa in realtà nasce dalla prospettiva del design.

 
Zoë Ryan spiega che il suo interesse nel realizzare una mostra come questa in realtà nasce dalla prospettiva del design.
 
A sinistra: Sandra Backlund, Ink Blot Test, Autunno/Inverno 2007-08. Photo Ola Bergengren, 2011. A destra: Sandra Backlund, Pool Position, Primavera/Estate 2009. Photo Ola Bergengren, 2011

A sinistra: Sandra Backlund, Ink Blot Test, Autunno/Inverno 2007-08. Photo Ola Bergengren, 2011. A destra: Sandra Backlund, Pool Position, Primavera/Estate 2009. Photo Ola Bergengren, 2011

A un certo punto si riferisce alla moda come a un "luogo" dove discutere i più importanti argomenti di oggi (politica, cultura di massa, ne avete sentito parlare?). Attribuire agli oggetti di design le caratteristiche di uno spazio invece di personificarli appare decisamente appropriato. Dopo tutto l'architettura (lo spazio) decide come e dove ci dobbiamo muovere in essa, come ci sentiamo, la voce con cui parliamo, gli argomenti di cui discutiamo e il linguaggio che usiamo per discuterli. Non lo fa forse anche la moda? Sala da concerto contro night club, Sandra Backlund contro pantaloni della tuta. Grazie a questa metafora, Fashioning the Object mette in collegamento gli equivalenti, per dire, di Versailles, di un edificio di SANAA e della stanza del vostro compagno di liceo prediletto. C'è un'oscillazione tra la comodità assoluta e la cruda penuria di spazio, una differenza sfumata tra morbido e duro, un punto esclamativo dopo ogni domanda.

Boudicca: fotogramma dal video del Tornado Dress, in <i>Living in Time</i>, Autunno/Inverno 2009-10

Boudicca: fotogramma dal video del Tornado Dress, in Living in Time, Autunno/Inverno 2009-10

Bless, Hairbrush, 1999. Photo Image cIma

Bless, Hairbrush, 1999. Photo Image cIma

Bless, BLESS N°22 Perpetual home motion machines, Primavera/Estate, 2004. Photo Image cIma

Bless, BLESS N°22 Perpetual home motion machines, Primavera/Estate, 2004. Photo Image cIma