Cerco di ordinare tutti gli elementi nel tipico formato quadrato dell'apparecchio, dato che evito volutamente ogni taglio e ogni intervento in postproduzione. Lavorando con la pellicola, preferisco limitare le pose di ciascun incontro. In cinque scatti, talvolta meno, l'incontro è terminato e passo all'appuntamento successivo. Ogni immagine rappresenta un frammento: la registrazione di un breve incontro con un designer, un architetto o un artista. Ramak Fazel
Kubedesign: Nazzareno Mengoni
Hanno scommesso tutto sul cartone, materiale ecologico e biodegradabile al 100%, i due giovani titolari di questa azienda marchigiana (una costola dell'azienda di imballaggi del padre). Hanno lavorato sull'ingegnerizzazione del cartone, per combatterne la fragilità e renderlo resistente al peso (una seduta è stata testata fino a 330 chili), impermeabile all'acqua e inattaccabile da agenti esterni. La resistenza viene ottenuta attraverso lo studio di nervature e piegature o con il cartone stratificato, prodotto con speciali macchinari; l'idrorepellenza introducendo materiali rigidi appositi. Il lavoro sul design di quella che è al momento una collezione piuttosto varia di oggetti—dal semplice sgabello pieghevole alla poltrona, dalla lampada alla libreria fino all'angolo studio per ragazzi—lo hanno fatto con Roberto Giacomucci, che li sostiene dagli esordi, quattro anni fa (LM)
Anche se non sarà il design a salvare il mondo, uno stretto collegamento con la realtà quotidiana e "un forte desiderio di darle un senso" sono requisiti che un buon progettista non dovrebbe disdegnare. È quanto hanno sostenuto gli studenti della Design Academy di Eindhoven con 50 progetti recenti di laurea e master, applicati a situazioni di tutti i giorni, ma anche a contesti di emergenza. I lavori in mostra si sono distinti per ironia e pragmatismo. La designer giapponese Hikaru Imamura, per esempio, è l'autrice della serie Novel Hospital Toys, un gioco in legno per raccontare ai pazienti dai tre ai sei anni il funzionamento di esami diagnostici complessi (come radiografie, tac, elettrocardiogrammi). Suo anche il progetto Heat Rescue, un barile attrezzato con acqua, viveri e il necessario per sterilizzare e cucinare, che in situazioni d'urgenza si trasforma in un'indispensabile fonte di calore (ES)
È stato il Salone della costruzione digitale: dalla fabbrica di sedie robotizzata di Tom Dixon alla mostra di Domus a Palazzo Clerici, stampanti tridimensionali e sperimentazioni di prototipazione rapida sono state una presenza ineliminabile in tutto il Fuorisalone. Hacked, ciclo di manifestazioni e performance di cinque giorni al piano interrato della Rinascente, a cura di Beatrice Galilee, è stato una piccola doccia gelata sul furore collettivo per la stampa tridimensionale: il designer inglese Dominic Wilcox ha sfidato Deep Pink, la stampante tridimensionale Makerbot accuratamente messa a punto per l'occasione dal gruppo WeFab Italia, nella costruzione di un modello in scala del Duomo di Milano. A differenza del confronto tra Deep Blue e Garry Kasparov, nella gara con la macchina ha vinto l'uomo (per lo meno quest'anno) (JG)
Pensata, organizzata e realizzata in meno di due mesi, la mostra Analogico/Digitale, curata da Stefano Maffei e Stefano Micelli alla Galleria Subalterno1, ha proposto il risultato della fruttuosa collaborazione tra sette designer, altrettante imprese artigiane e una maker facility. PaneLuce di Francesco Faccin (con Galbiati Natale & Figli) è un centrotavola ibrido che nasce dall'unione di un cestino del pane e di un candelabro. Introverso di Paolo Ulian (con Vallmar) è un volume pretagliato dallo spessore sottile, un vaso che l'utente può personalizzare, grazie al martello in dotazione. La mostra è un piccolo ma importante passo, che risponde a una domanda impellente: quale sarà il futuro di migliaia di micro-aziende che costellano il Nord Italia? L'incontro di esperienza artigianale, nuove tecnologie per la fabbricazione digitale e cultura del design potrebbe aprire una nuova partita (ES)
Nel progetto della sua più recente lampada a led per Luceplan, l'industrial designer Francisco Gomez Paz ha replicato il processo evolutivo naturale. Nothing, che è stata preceduta da oltre cento prototipi, è il risultato di un lavoro di ricerca triennale sulla natura dell'illuminazione a led (raccontato nell'installazione Connecting the Dots). La lampada è un circuito stampato estruso fornito di numerosi led da 4 x 4 millimetri, in cui il designer argentino ha abilmente praticato una serie di incisioni al laser generando una sottile rete organica che assomiglia all'intricata creazione di un orafo ("una nuvola di triangoli in tubi di alluminio ed elementi in stereo-litografia"). La lampada, grazie al suo aspetto delicato, quando è in uso praticamente scompare: liberi da una struttura di contenimento, i led possono brillare: la luce si diffonde dolcemente e in modo non intrusivo, e Nothing è soltanto un'ombra (VS)
La dimostrazione che c'è ancora voglia di investire nella sperimentazione viene dall'Olanda, dal nuovo marchio Booo Studio, che ha affidato a tre designer tra i più attivi nella ricerca su progetto e processo—Front e Formafantasma, oltre a Nacho Carbonell—il compito di cambiare l'idea tradizionale di lampadina, partendo dal led. Il designer spagnolo—che da un po' ha studio proprio a Eindhoven—ha scelto la gomma perché è un materiale di lunga durata, proprio come il led, ma anche perché si può modificarne facilmente la forma e si trasporta senza rischi di rotture. Considerazioni funzionali e formali si fondono con quelle più legate alla sfera emotiva. "Mi piace pensare agli oggetti come a organismi viventi, immaginare che prendano vita e riescano a sorprenderci con il loro comportamento. Voglio creare gli oggetti con le mie mani per passare loro la mia personalità" (LM)
Il tema della fragilità era al centro della mostra del collettivo Dutch Invertuals, fondato da Wendy Plomp chiamando a raccolta designer formati alla Design Academy di Eindhoven. Ognuno degli undici autori di Untouchables Retouched ha rappresentato la vulnerabilità della società. Mieke Meijer ha portato una lampada che si accende solo quando i due bastoni che la compongono sono nelle posizioni giuste (la lampada si chiama Balance). Una piccola piastra in ottone appoggiata al legno fa da conduttore dell'elettricità e accende i led nascosti nel bastone orizzontale. Solo un filo elettrico dai colori vivaci collega i due elementi costitutivi di Balance e crea l'equilibrio. "La voglia di usare questa lampada deve essere più forte della paura di romperne l'equilibrio", afferma la designer. Un concetto che ci riporta al tema della mostra, ma ci offre anche spunti di riflessione più ad ampio spettro (LM)
La Chance, nuova etichetta parigina al suo debutto a Milano, ha fatto parecchio parlare di sé e per più di una ragione. In primis, per la giovane età dei suoi fondatori Jean-Baptiste Souletie e Louise Breguet, rispettivamente economista e architetto, 55 anni in due. La collezione, realizzata in soli 18 mesi di lavoro, comprende lampade, tavoli, divani, specchi e tappeti, firmati da 14 giovani designer internazionali, tra i più mediatici del momento, riuniti nell'affascinante sala dei treni del Museo della Scienza e della Tecnologia. "Ai designer abbiamo chiesto di pensare oggetti sofisticati, ma di non nasconderne la struttura, anzi di trasformarla in elemento decorativo", spiega Jean-Baptiste. Come nel tavolo Magnum di Pierre Favresse, dove gambe (in marmo o legno) e piano in massello non si toccano, ma sono collegati attraverso una sottile rete di metallo (ES)
Daniele Lago è nel suo Appartamento—uno showroom sui generis animato e vissuto per i giorni del Salone da cuochi, musicisti e artisti—con uno degli ultimi progetti presentati quest'anno: la sedia Joynt, di Harry Owen con Lagostudio. Un giunto in gomma integrato nella struttura in legno fa flettere lo schienale assecondando il movimento del corpo. È il frutto di un progetto di collaborazione tra giovani creativi (selezionati grazie a un bando aperto a studenti delle scuole di design, architettura e arte di tutto il mondo) e il dipartimento di ricerca e sviluppo dell'azienda. Da cinque anni, Lago procede alla prototipazione, produzione e commercializzazione dei progetti più interessanti sfornati da Lagostudio. E sta pensando di mettere questo laboratorio di idee anche a disposizione di altre aziende extra-settore, che potranno commissionare ricerche e sviluppare progetti (LM)
Dopo una serie di progetti di successo per Vitra e per le Olimpiadi di Londra, lo studio britannico Barber & Osgerby ha presentato al Salone la sua prima collaborazione con B&B Italia. Tobi-Ishi è un tavolo rotondo scultoreo—tipologia assente dal catalogo di questo marchio negli anni recenti—che riprende per forma e colore i percorsi di lastre di pietra che punteggiano i giardini giapponesi, in modo per metà decorativo e per metà pragmatico. Tre massicci volumi scuri (un piano orizzontale sostenuto da altri due piani) si reggono elegantemente in quello che sembra un equilibrio precario e sembrano spostarsi quando li si osserva da angoli differenti. Barber & Osgerby conferiscono densità alla forma scultorea con una finitura imperfetta e tattile, che ricopre di cemento spalmato a mano il piano di legno e le basi di poliuretano del tavolo, portando un tocco di artigianalità a un prodotto industriale (VS)
