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Pasolini a Casa Testori

Oltre 50 tra dipinti, disegni, scritti autografi, documenti inediti, film e fotografie raccontano la ricchezza umana e la profondità intellettuale, ma anche l'attività grafica e pittorica, di Pier Paolo Pasolini.

 

Arte / Giulia Tiraboschi

Affacciata sui binari delle Ferrovie Nord, confinante con la fabbrica di famiglia, Casa Testori si mostra sobria e severa, come si conviene a un'abitazione di piccoli industriali lombardi d'inizio Novecento. Gli spazi rigorosi del piano terreno ospitano fino al primo luglio la retrospettiva che l'Associazione Giovanni Testori e Casa Testori Associazione Culturale hanno dedicato a una figura irrinunciabile della cultura italiana: Pier Paolo Pasolini. Curata da Davide Dall'Ombra e Giovanni Agosti, la mostra ne ricostruisce il profilo intellettuale e umano attraverso l'attività grafica e pittorica. Il filo rosso che lega le opere esposte – per la maggior parte inedite e provenienti da alcuni degli archivi storici più prestigiosi d'Italia (Gabinetto Scientifico Letterario G.B. Viesseux di Firenze, Fondazione Roberto Longhi, Centro Studi - Archivio Pier Paolo Pasolini e Cineteca di Bologna) – è l'approccio fisico e materico alla realtà.

La mostra si apre con i cellophane degli anni Quaranta. Pasolini chiama così le fragili pellicole sui cui spreme il colore direttamente dal tubetto e lo lavora con le dita. Tra queste prime prove pittoriche, tutte dedicate al nido di Casarsa, spicca la serie di ritratti del fratello Guido, accostati a un disegno di De Pisis nel tentativo di ricostruire il contesto culturale del Pasolini ventenne. Sono gli anni in cui matura l'interesse per l'estetica e le arti figurative dopo la fatale "fulgurazione figurativa" delle lezioni di Roberto Longhi su Masaccio e Masolino all'Università di Bologna.

In apertura: Pier Paolo Pasolini e Maria Callas. Photo Mimmo Cattarinich. Qui sopra: bozzettone per un omaggio a Laura Betti

Pasolini, parlando della sua arte, dice: "È dialettale, ha bisogno di materia espressionistica", sancendo quel parallelo tra ricerca figurativa e linguistica che la mostra ben restituisce. Le pagine di Ragazzi di Vita si alternano ai frame di Accattone: se per un istante – quello dell'arrivo a Roma negli anni Cinquanta – il disegno e la pittura sembrano sospesi, non lo è la volontà di penetrare la realtà, ora perseguita attraverso l'occhio cinematografico schietto, fino alla violenza e alla totale immersione umana e linguistica nelle periferie romane, non ancora costruite e già vecchie, come raccontano le partitelle di calcio e le passeggiate immortalate dalle fotografie dell'epoca.

Il bisogno di mantenere un contatto carnale con la materia, di sperimentarla nelle sue diverse possibilità, di affondare le mani nel colore, ritorna alla metà degli anni Sessanta con lo struggente ritratto di Laura Betti e Ninetto Davoli nei panni di Desdemona e Otello, dove Pasolini mescola olio, spray, pastello e acquerello. L'opera introduce a una dimensione dell'universo pasoliniano in cui affetti, amicizie, cinema, pittura e documentazione fotografica si susseguono in un continuum di rimandi reciproci. Le fotografie scattate sul set di Medea da Mimmo Cattarinich raccontano di una Callas continuamente rassicurata dalla presenza di Pasolini, mentre nelle lettere accanto il rapporto si ribalta e si legge della "Maria (fanciullina)" che consola l'amico dopo la fine di un amore.

Pier Paolo Pasolini, Autoritratto

I disegni e i dipinti si susseguono rivelando una reiterazione nella scelta dei soggetti, perseguita come chiave di appropriazione della realtà. Pasolini replica il volto di Ninetto Davoli o il profilo arcaico della Divina nel tentativo di impossessarsene, di ritrovare se stesso nel mondo che lo circonda attraverso la sua conversione in immagine. Una ricerca che non è rivolta solo all'esterno, ma che diventa ossessivamente introspettiva. Il percorso svela l'imprescindibile necessità di Pasolini di riconoscersi, di possedere se stesso attraverso la propria riduzione a icona. Il suo volto ritorna insistentemente: materico, espressionista, quasi fosse Bacon, nei primi autoritratti e poi sempre più leggero, sottile, fino all'estremo. Il mondo non mi vuole più e non lo sa, toccante riflessione sull'impossibilità di una comprensione, di sé così come degli altri. Il volto non c'è più, è rimasta solo l'insostenibile leggerezza di un profilo ossessivamente ripetuto.

L'ultimo capitolo è quello della serie dei sedici ritratti, per la prima volta riuniti tutti insieme, che Pier Paolo Pasolini dedica al suo vero maestro Roberto Longhi. Le bellissime fotografie di Dino Pedriali, scattate nell'intimità dalla casa di Torre di Chia, a pochi giorni dalla morte di Pasolini, dialogano con le opere pittoriche, documentandone la realizzazione e restituendone tutto l'estro del processo creativo. A completare il quadro, una selezione di lettere inedite e autografe che narrano dei rapporti di Pasolini con la redazione di "Paragone" e l'ambiente intellettuale di Villa Il Tasso.

Pier Paolo Pasolini al mare

Nelle stanze del primo piano, frutto dell'ampliamento voluto negli anni Trenta da Edoardo e Giacomo Testori per l'allargarsi della famiglia, sono proiettati nove film firmati da Pier Paolo Pasolini. Una sorta di grande installazione visiva e sonora che ne celebra l'opera cinematografica, ricostruendone l'immaginario e l'iconografia in un continuo cortocircuito di associazioni visive. Perché Pasolini a Casa Testori? Per le commoventi parole del padrone di casa su L'Espresso all'indomani della morte di Pasolini, per la discesa in campo di quest'ultimo in difesa dell'Arialda, ma anche per il comune omaggio a Manzù negli anni di Architrave, così come per le passioni condivise a distanza, dal fascino letterario per le periferie a quello musicale per la lirica. Un percorso sotterraneo di rimandi e dialoghi che corre parallelo e silenzioso al filo rosso della mostra.

In prossimità del finissage, giovedì 28 giugno, sarà presentato il catalogo della mostra. Saranno presenti: Stefano Boeri, Giovanni Agosti, Davide Dall'Ombra e Giuseppe Frangi. Il catalogo, 192 pagine ricche di saggi e brani pasoliniani, con numerose tavole dedicate a fotografie, documenti e opere in mostra, fa il punto sulla produzione artistica di Pasolini, ponendosi come riferimento per la conoscenza dei suoi dipinti e disegni.

Pier Paolo Pasolini, Laura Betti e Ninetto Davoli nei panni di Desdemona e Otello, 1967, olio, spray, pastello e acquerello su carta

Fino al 1 luglio
Pasolini a Casa Testori
Largo A. Testori 13, incrocio tra via Dante e via Piave, Novate Milanese (MI)
Mostra a cura di Davide Dall'Ombra e Giovanni Agosti

Pasolini nella periferia romana in un servizio degli anni Cinquanta