Sogni utopici

L'installazione Metropolis II realizzata da Chris Burden al LACMA è una visione ipnotica ispirata alla velocità della città moderna.

 

Arte / Danielle Rago

In una visione urbanistica di meccanizzazione, analoga al Case Study House Program realizzato nella California meridionale dagli anni Quaranta agli anni Sessanta, Chris Burden vede il futuro della mobilità come qualcosa di normato e di meccanizzato. Al posto della produzione di massa e della standardizzazione dei componenti Burden vede il futuro della California nelle autostrade automatizzate rappresentate in Metropolis II (2010). La scultura cinetica di Burden ispirata alla velocità della città moderna esposta al Los Angeles County Museum of Art (LACMA) secondo l'artista è il manifesto di "un futuro pieno di speranza".

Chris Burden, Metropolis II, vista dell'installazione

Lo è davvero. Nato da quattro anni di elaborazione, Metropolis II di Burden – così intitolato in quanto ripresa di un'idea analoga già realizzata nel 2004 su scala minore (con sole 80 automobili) per un museo giapponese, è una rappresentazione della velocità delle città moderne, come Los Angeles, e dei cambiamenti che queste città vedranno negli anni a venire. Parlando della realizzazione dell'opera come se si trattasse della costruzione di un modello di New York ai primi del secolo scorso (prima dell'automobile) Burden ha dichiarato: "Sta per succedere qualcosa". Che cosa accadrà non lo sappiamo con certezza, ma nella prospettiva dell'artista si tratta di una città meccanizzata, in cui le persone passano in secondo piano rispetto alle automobili in cui abitano.

In particolare Metropolis II si riferisce a una versione ideale della Los Angeles del futuro, quando il flusso del traffico avrà un ritmo dieci volte superiore all'attuale. Modalità di trasporto industrializzate, come le automobili automatizzate e controllate via satellite, con velocità di crociera da 300 a 650 chilometri l'ora, diminuiranno i tempi necessari per andare da A a B. in un'ora 1.100 modellini di auto personalizzati sfrecciano su un sistema di 18 piste a velocità dell'ordine dei 380 chilometri l'ora. Equivalgono a una circolazione oraria nella scultura di circa 100.000 auto. In una città come Los Angeles, di traffico fitto e di ingorghi d'auto, un simile cambiamento della velocità e del tempo per arrivare a destinazione sarebbe il benvenuto.

Chris Burden, Metropolis II, vista dell'installazione

Il parco veicoli che popola l'utopica Los Angeles di Burden è costituito per lo più dal trasporto privato, cioè da automobili (benché certe forme di trasporto pubblico siano presenti si muovono a velocità molto inferiori). Le auto quindi diventano il cuore pulsante della città. Il movimento, sotto forma di traffico automobilistico, è ciò che dà forma al paesaggio urbano e anche al rapporto tra individuo e ambiente costruito. Si può pensare che i passeggeri a bordo delle auto, muovendosi a velocità così alta, non siano in realtà in grado di vedere la città che li circonda.

L'aspetto più affascinante è il rapporto tra spettatore (noi), passeggero, automobile e città. Guardando questa città fittizia ci rendiamo conto fisicamente della desensibilizzazione a ciò che ci sta effettivamente intorno. Per esempio nel paesaggio trova posto perfino una versione in miniatura della Tour Eiffel fatto con il Meccano. Mentre per il visitatore è riconoscibile, per il passeggero di un veicolo che sfreccia sulla pista a circa 380 chilometri l'ora diventa solo uno degli oggetti di un paesaggio illeggibile. Di conseguenza il paesaggio si identifica con l'autostrada.

 
Le auto quindi diventano il cuore pulsante della città. Il movimento, sotto forma di traffico automobilistico, è ciò che dà forma al paesaggio urbano e anche al rapporto tra individuo e ambiente costruito.
 

Chris Burden, Metropolis II, vista dell'installazione

Inoltre Burden ci porta a credere che sia il suono e non la vista la maggiore attrattiva della nuova città. Il suono della scultura è morbosamente affascinante e, secondo Burden, "crea anche un livello di tensione". Tensione che non esiste solo in termini di rumore ma anche di immagine dell'individuo in rapporto a questo stile di vita meccanizzato. Sono le auto e il traffico a creare il rumore, non più gli individui che costituiscono la città. È anche interessante notare come sono collocati gli edifici rispetto alle autostrade: se ne stanno quasi (visivamente) in secondo piano rispetto al labirinto di autostrade d'acciaio che serpeggiano attraverso la città utopica.

La scultura che riempie interamente lo spazio, di 6 metri per 9, è fatta di travature d'acciaio che formano una rete elettrificata intersecata da un elaborato sistema di 18 piste, tra cui un'autostrada a sei corsie (forse un riferimento alle famigerate autostrade di Los Angeles), linee ferroviarie e centinaia di edifici costruiti con una varietà di comuni costruzioni per bambini come Lego, Lincoln Logs, cubetti di legno, Meccano e la House of Cards degli Eames.

Chris Burden, Metropolis II, vista dell'installazione

L'installazione, che si rifà nostalgicamente a molti ricordi infantili, si ispira anche a Nutsy's di Tom Sachs (2003). Qui Sachs crea un ambiente autonomo di grande scala costituito da varie costruzioni celebri come l'Unité d'habitation e la Villa Savoye di Le Corbusier, oltre che i ristoranti MacDonald's: un parco d'arte modernista e un ghetto da centro cittadino, in cui una serie di automobili da corsa telecomandate vengono 'guidate' sulla pista. Ma la città in miniatura a grande scala di Burden suscita un'impressione differente, e anche coerente, con la circolazione delle auto nella città visionaria. Mentre per Sachs la auto sono meno importanti dell'ambiente costruito, nell'iterazione di Burden sono i veicoli a dominare.

Per Burden l'installazione non è il tentativo di realizzare un modello completo in scala della città ma "l'evocazione dell'energia della città moderna". E tuttavia, esprimendo questa energia tramite il trasporto, l'artista minimizza gli edifici e le persone che costituiscono la città. E rende comunque impossibile ignorare l'essere umano che sta al centro di questa massiccia scultura per manovrare il dispositivo e prevenire i potenziali ingorghi delle auto che sfrecciano lungo la pista. Forse la componente umana non è perduta e mai lo sarà, perfino nella realtà utopica creata da Burden.

Metropolis II di Chris Burden (2010) è in prestito di lungo periodo al LACMA ed è attualmente visibile negli orari di apertura al pubblico del museo (solo dal venerdì alla domenica) al primo piano del Broad Contemporary Art Museum.

Danielle Rago

Metropolis II
Los Angeles County Museum of Art