Rinnovare una diga leggendaria. Una conversazione con Daan Roosegaarde

Senza la diga Afsluitdijk non ci sarebbero i Paesi Bassi come li conosciamo oggi. Ecco perché il governo olandese ha incaricato qualcuno di molto speciale per rianimarla. Senza l’uso di energia elettrica.

Daan Roosegaarde, Icoon Afsluitdijk, The Netherlands, 2017

Icona del progetto olandese, la Afsluitdijk è tra le più grandi dighe dei Paesi Bassi, che protegge il Paese dalla forza dell’acqua. È lunga 32 km, larga 90 metri e alta 7,25 metri. Daan Roosegaarde è intervenuto con installazioni permanenti e temporanee. L’intero progetto raggruppa tre interventi: Gates of Light, Glowing Nature e Windvogel. In una chiacchierata con Domusweb l’artista e innovatore racconta il suo progetto e le fonti di ispirazione.

La più grande diga olandese diventa luogo di riflessione su eredità, sostenibilità e paesaggio. Raccontaci le tue ultime creazioni.
Le dighe in Olanda sono sacre come le mucche in India. Di solito sono inviolabili e non si può intervenire in alcun modo. Questa, in particolare, è molto speciale perché è stata costruita a mano nel 1932. Trenta e più kilometri che proteggono il litorale dalle alte maree. All’epoca fu un grande evento ed è ancora un’icona della cultura e della tradizione olandese. A causa dell’aumento del livello del mare, però, aveva bisogno di una ristrutturazione, per cui siamo stati chiamati per lavorare su questo bellissimo paesaggio in mezzo al mare. Poche persone ci vanno e in pochi sanno che esiste. La commissione è arrivata dal dal governo olandese. Abbiamo iniziato guardando a cos’era già presente, e lo abbiamo valorizzato. Ci siamo concentrati su aria, acqua ed energia pulita, dando vita ai tre progetti che menzionavi.

Gates of Light.
Dunque, ciò che abbiamo visto quando siamo arrivati sono stati questi 60 cancelli di inondazione disegnati dal nonno di Rem Koolhaas nel 1932: funzionano come barriere che si aprono e si chiudono. Di fatto proteggono i Paesi Bassi. Se per sbaglio dovessero restare aperte per un anno intero, addio Olanda. Semplice. Per questo sono molto importanti e la loro forma è molto bella, ma si trovavano in uno stato di vero abbandono, con tutto il cemento guasto. Li abbiamo recuperati e allo stesso tempo abbiamo capito che servivano da portali di accesso per entrare e uscire dalla diga. Quindi, li abbiamo rivestiti con micro-prismi riflettenti che, quando colpiti dalle luci delle auto, si ‘accendono’ e illuminano tutto quanto. Non potevamo usare nessun tipo di cavo, sensori o microchip perché sarebbero morti nel giro di un anno, per via del sale, della pioggia e delle tempeste. Abbiamo creato questa specie di esperienza cinematica che al tempo stesso è neutra da un punto di vista energetico. Non ha bisogno di manutenzione e si relaziona più con la natura che con la tecnologia. Siamo molto contenti del risultato finale, sembra di guidare in film di fantascienza. È bizzarro.

Windvogel.
Mentre, per modo di dire, facevo i compiti negli archivi, ho trovato un cortometraggio su Wubbo Ockels, l’astronauta olandese che andò nello spazio, tornò e iniziò a credere davvero nella sostenibilità e a capire come migliorare il mondo attorno a noi. Lui sognava di aquiloni che raccogliessero energia, volando alti nel cielo e attaccati a terra da un cavo. Dal momento che l’aquilone è sempre in movimento, il cavo collegato a terra viene tirato e spinto di continuo generando energia, elettricità, come la dinamo di una bicicletta. Lui sognava di portare questa idea nella diga, ma morì nel 2014 e non ebbe mai la possibilità di farlo. Quando ho guardato l’intervista ho pensato che l’avremmo fatto noi. Volevamo trasformare il suo sogno in realtà, per cui abbiamo parlato con la sua vedova, lavorato con la Delft Tech University, e investito denaro, tempo, energia e amore nel progetto. Abbiamo realizzato queste linee di luce che danzano leggiadre nel cielo e che al tempo stesso possono produrre 100 Kilowatt di energia, che è un bel po’. Avremmo potuto sostenere l’evento di inaugurazione grazie all’energia degli aquiloni. Ti ipnotizza e allo stesso tempo è tutto molto minimo.

Glowing Nature.
La lotta con l’acqua ha fatto parte del DNA olandese per centinaia, migliaia di anni, forse. Al tempo stesso possiamo imparare moltissimo dall’acqua, imparare dalla natura. Abbiamo deciso di restaurare dei bunker storici costruiti durante la Seconda Guerra Mondiale, nella lotta contro i tedeschi. Li abbiamo inondati con un leggero strato di alghe fotoluminescenti. Si tratta di alcuni dei più antichi microrganismi del mondo. Hanno vissuto sulla terra per 400 milioni di anni e quando si svegliano hanno una capacità intelligente: se li muovi si illuminano. Nessuno sa davvero perchè, alcuni dicono che sia per attirare gli animali quando sono sotto attacco, altri pensano che sia una forma di comunicazione. Altri ancora dicono che sia un effetto collaterale ma nessuno sa spiegarsi davvero il perchè. Noi le nutriamo, e abbiamo lavorato per due anni con esperti di laboratorio per creare il più grande luogo al mondo illuminato da alghe luminescenti. Quando entri, lo spazio è buio, ma quando cammini e le tocchi, si svegliano. Sono delle luci viventi. Pensiamo che questo possa essere il futuro delle luci stradali, dell’illuminazione pubblica senza batterie o simili. Una cosa che cresca esponenzialmente e che possa sopravvivere per settimane, forse mesi... Si tratta di un’esperienza molto intima. Noi le trattiamo come regine, come dive, altrimenti non farebbero nulla. Non sono animali, sono organismi unicellulari, un po’ come l’erba.

Dunque, ciò che abbiamo visto una volta arrivati sono 60 cancelli di inondazione disegnati dal nonno di Rem Koolhaas nel 1932: si aprono e si chiudono e funzionano come barriere. Di fatto proteggono i Paesi Bassi.

Qual’è stata la tua fonte d’ispirazione?
Penso questo paesaggio nudo, questa linea dritta che non esiste da nessun’altra parte al mondo. Al tempo stesso è un segno di coraggio, sai, chi lo farebbe mai? Devi essere un po’ pazzo per farlo. Se vuoi essere davvero pratico te ne vai in Germania, per dire. Questo bellissimo modo di approcciarsi che va contro una mentalità ristretta, questa mentalità curiosa è ciò che mi ha ispirato di più.

Progetto:
Icoon Afsluitdijk
Design:
Studio Roosegaarde
Completamento:
2017

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