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Expo 2015 sui social media
 

Expo 2015 sui social media

A due mesi dall’apertura, proviamo a tratteggiare un primo ritratto di Expo 2015 attraverso le opinioni dei visitatori espresse sui social e raccolte da Voices from the Blogs, spin-off dell’Università di Milano.

 

Architettura / Maria Novozhilova

A due mesi dall’inaugurazione di Expo 2015, possiamo cominciare a tirare le prime somme dell’evento milanese, osservando le tendenze di visita e le opinioni dei visitatori sui padiglioni dell’Esposizione Universale.

Perché dopotutto, da 160 anni a questa parte, sono loro i veri protagonisti dell’Expo, tra innovazione, design e architetture più o meno ardite. Per cercare di fare un po’ di luce a riguardo, abbiamo analizzato i quasi 1,7 milioni di post (scritti in italiano e in inglese), che hanno discusso di Expo negli ultimi 60 giorni, attraverso l’aiuto di Voices from the Blogs, spin-off dell’Università degli Studi di Milano e società leader in Big Data Analytics. Una mole di dati considerevole che, da un lato, ben riflette la popolarità che sta avendo l’evento, ma che, dall’altro, fornisce anche una chiave di lettura inedita e interessante delle impressioni degli utenti, che visitano un padiglione (magari virtualmente o, più spesso, dal vivo), e che subito dopo twittano o postano su Instagram o altri social media la loro esperienza diretta. Praticamente un monitoraggio in real-time della social-geneticità dell’evento, che fa emergere tra l’altro interessanti differenze tra il pubblico locale (che scrive principalmente in italiano) e quello internazionale.

Quali sono stati i padiglioni che sono piaciuti di più in termini generali? Nella classifica in inglese ai primi due posti per menzioni positive troviamo il padiglione degli Emirati Arabi Uniti (7,36%) e quello del Regno Unito (7,35%), che risultano invece assenti nella top-ten “italiana”. D’altro canto, la partecipazione della vicina Svizzera (6,70%) e il padiglione Zero (6,01%), che sembrano essere stati così apprezzati dal pubblico “locale”, vengono invece trascurati dagli stranieri.

Come spiegare queste differenze? Se passiamo ad analizzare le principali motivazioni dietro agli apprezzamenti espressi online verso i singoli padiglioni, per chi scrive in inglese è soprattutto l’architettura (30,8%) l’occasione numero uno per parlare (bene) dei padiglioni, per chi scrive in italiano la preferenza va al tema del cibo (31,0%) e agli eventi (30,1%), che emergono come le vere priorità.

Tolti gli argomenti “mondani” e focalizzandosi solo sui commenti relativi all’aspetto progettuale dei padiglioni, i due mondi appaiono ancora così agli antipodi? Nonostante certe differenze permangano, i primi posti delle due classifiche si assomigliano di più. La suggestiva struttura ad alveare del padiglione del Regno Unito (progettata da Wolfgang Buttress e dallo studio BDP) è al primo posto nella classifica inglese (12,9%) e al quarto in quella italiana (9,8%). Breath.Austria o, meglio, il nuovo format d’architettura urbana sostenibile che mira a ridare ossigeno alle grandi metropoli inquinate (progettato da Klaus K. Loenhart e il team.breathe.austria) è primo per gli italiani (20,67%) ed è terzo per il resto del mondo (8,65%). Allo stesso modo, il Padiglione Italia, disegnato da Nemesi studio, che spesso viene discusso per la sua facciata intrigante e allo stesso tempo estremamente innovativa e sostenibile, è nella top-5 sia in lingua inglese sia italiana. Insomma, le due classifiche si parlano di più, dato che quanto appena notato vale anche per altri padiglioni come Brasile, Cina e Germania.

I suggerimenti da questa prima analisi social sui padiglioni dunque non mancano. Sarà interessante capire cosa succederà nei rimanenti due terzi della durata di Expo.

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