iGuzzini illuminazione in Spagna

L'architettura radicale di Mias Architectes è un nuovo tipo di catalizzatore del paesaggio urbano, che ribalta la concezione dell'architettura periferica in quanto forma di colonizzazione territoriale, riportandola a essere parte della città.

 

Architettura / Ethel Baraona Pohl

La nuova sede centrale spagnola di iGuzzini Illuminazione, a Sant Cugat del Vallès, presso Barcellona, si alza dal suolo verso il cielo come un pallone. Il progetto è in realtà un intervento radicale incastrato tra la superstrada di Montserrat e l'Avenida de la Generalitat. In un luogo dove il traffico è onnipresente l'edificio si distingue per la leggerezza: una metafora perfetta per un'impresa che produce uno dei sistemi di illuminazione più progrediti del mondo.

Sant Cugat è una città di grande importanza vicina a Barcellona: le sue isole pedonali, il suo patrimonio storico e il suo paesaggio ne fanno un luogo di grande frequentazione turistica e anche una buona sede per i parchi industriali che si sono creati nei dintorni. L'edificio è stato completato in un momento sociopolitico ed economico difficile per Barcellona, e per questo motivo gli si impone la responsabilità di creare un dialogo che rappresenti l'esigenza di progetti architettonici nuovi e innovativi, lontani dal puro spettacolo della proliferazione dell'edilizia superflua, ma con lo scopo di sottolineare l'esigenza di iniziare ad agire e a investire per rivitalizzare le aree periferiche, rafforzando l'idea che l'architettura serve a creare nuovi e sani panorami urbani.

iGuzzini Illuminazione dedica una parte della sua attività di ricerca ai temi dell'architettura e dell'edilizia, realizzando una rete mondiale di edifici ispirati alla sostenibilità, di cui questa sede direzionale è l'esempio più recente. La sfera di vetro progettata da Josep Miàs è una sfida strutturale ispirata all'opera di Ivan Il'ic Leonidov, come sottolinea l'architetto, ma vi si possono notare anche influssi dell'opera di Buckminster Fuller e di Frei Otto. Vale la pena di osservare che un edificio come questo si pone in conflitto con il nostro concetto di sviluppo temporale, perché rappresenta una reinterpretazione di vecchie idee realizzate con tecnologie nuove. La sotterranea presenza di progetti di Leonidov come il Palazzo della Cultura del distretto proletario (1930) o il notissimo Istituto di biblioteconomia Lenin (1927) è stata rivisitata da Miàs tramite sistemi strutturali estremamente aggiornati allo scopo di creare nel sito una forte presenza visiva, integrandovi al contempo la concezione architettonica adottata da iGuzzini relativamente alla ricerca e all'innovazione.

Progettata da Mias Architectes, la nuova sede centrale spagnola di iGuzzini Illuminazione si trova a Sant Cugat del Vallès, presso Barcellona, incastrata tra la superstrada di Montserrat e l'Avenida de la Generalitat

In questo contesto, l'edificio è stato progettato con due corpi principali: il primo è uno spazio tradizionale destinato ai magazzini, al parcheggio, allo showroom, all'auditorium; il tutto collocato in un piano sotterraneo oscuro, circondato da strutture di calcestruzzo. Il secondo corpo è un guscio sferico progettato con particolare attenzione tecnica per i sistemi di risparmio dell'energia. La protezione dalla luce solare è garantita da un rivestimento di tessuto teso su una struttura metallica tridimensionale che avvolge la facciata di vetro. Il progetto strutturale della sfera si fonda su un pilastro centrale con una struttura a cavalletto che sostiene l'intero edificio. Architettura radicale per un'epoca radicale?

Il progetto strutturale della sfera si fonda su un pilastro centrale con una struttura a cavalletto che sostiene l'intero edificio

Gli spazi interni sono quasi completamente bianchi, per creare lo scenario perfetto per le potenzialità della luce, con una scelta di materiali che, nelle sale d'esposizione ubicate al livello sotterraneo, si trasformano in tele da dipingere con la luce. L'edificio ha una superficie complessiva di 9.000 metri quadrati e d'estate l'atrio esterno, al di sopra del parcheggio e dell'auditorium, può essere usato come showroom a cielo aperto, con straordinarie vedute dell'esoscheletro e della facciata di tessuto, creando un microambiente in cui i visitatori possono facilmente scordare il rumore e il traffico che circondano il sito.

 
In questo edificio, la forma segue la funzione, ma la forma a sua volta segue il sogno. È una messa a fuoco della crisi oggi attraversata dalla scena dell'architettura, un manifesto per comunicare l'importanza delle aspirazioni umane
 

La protezione dalla luce solare è garantita da un rivestimento di tessuto teso su una struttura metallica tridimensionale che avvolge la facciata di vetro

Questa tipologia formale sferica trova esempi abbastanza differenti nella fantascienza, da Guerre stellari al padiglione di Buckminster Fuller per l'Esposizione universale di Montréal del 1967, nonché in altri progetti d'architettura come la proposta di OMA per Waterfront City, la "Città litoranea" di Dubai. Ma l'adozione della forma sferica da parte di Miàs va oltre. Possiede una motivazione strutturale e architettonica: in questo edificio la forma segue la funzione, ma la forma a sua volta segue il sogno. È una messa a fuoco della crisi oggi attraversata dalla scena dell'architettura, un manifesto per comunicare l'importanza delle aspirazioni umane. Sulla base della sua collocazione forse si può perfino parlare di una "enclave utopica", di uno scenario delle potenzialità dell'area, in cui gli spazi che abbondano di aree vuote tra un'arteria stradale e l'altra erano di solito 'terra di nessuno' mentre oggi, grazie a questo edificio, trovano nuovo significato. È la ragione per cui Josep Miàs parla di questo edificio come del cielo iGuzzini. Chi ci lavora apprezza la qualità degli interni. Lungi dal culto della forma, la struttura permette la creazione di un grande atrio intorno a una corte centrale comune, con uffici e spazi per la ricerca in cui la luce naturale penetra contemporaneamente dallo spazio centrale e dalla facciata, descrivendo, secondo le loro stesse parole, "le condizioni della luce, naturale e artificiale".

Uno dei due corpi dell'edificio è un guscio sferico progettato con particolare attenzione tecnica per i sistemi di risparmio dell'energia

Per parafrasare Hardt e Negri nel loro libro Commonwealth, non si tratta di ciò che l'edificio è, ma di ciò che l'edificio sta diventando. Potrebbe essere un nuovo tipo di catalizzatore del paesaggio urbano di San Cugat, oppure semplicemente il nodo di cui ogni parco industriale ha bisogno per abbandonare la concezione dell'architettura periferica in quanto forma di colonizzazione territoriale, tornando a essere parte della città.

La struttura permette la creazione di un grande atrio intorno a una corte centrale comune, con uffici e spazi per la ricerca

Illumina l'edificio un sofisticato progetto che utilizza le soluzioni più innovative, capaci di sottolineare l'architettura e renderla protagonista: apparecchi a basso consumo e tecnologia LED, gestiti da un sistema di controllo che permette di ottimizzare l’uso della luce e di creare scenografiche regie luminose

L'edificio ha una superficie complessiva di 9.000 metri quadrati e d'estate l'atrio esterno, al di sopra del parcheggio e dell'auditorium, può essere usato come showroom a cielo aperto

Gli spazi interni sono quasi completamente bianchi, per creare lo scenario perfetto per le potenzialità della luce

L'edificio è stato progettato con due corpi principali: il primo è uno spazio tradizionale destinato ai magazzini, al parcheggio, allo showroom, all'auditorium; il tutto collocato in un piano sotterraneo oscuro, circondato da strutture di calcestruzzo

Di giorno, l'edificio scommette sulla luce naturale; di sera, sull’efficienza energetica, trasformandosi in un segno di luce quando la luce artificiale ne riempie gli spazi