27. Jul. 2010

Il senso di Tokujin per la neve


  • foto
  • foto
  • foto
  • foto
  • foto
  • foto
  • foto
  • foto
  • foto
  • foto
  • foto
  • foto
  • foto
  • foto
Tokujin Yoshioka racconta com'è nata la sua installazione per la mostra "Sensing Nature" al Mori Art Museum. Tra natura, design e poesia. Intervista di Elena Sommariva Qual è la tua definizione di natura?
Credo che le cose più belle di questo mondo siano quelle che non si possono riprodurre, quelle che nascono per caso. E poi il disordine che non può essere compreso attraverso una teoria. Credo che la natura sia la bellezza suprema.

In questa mostra, presenti un lavoro che è una riflessione sulla capacità innata dell'uomo di percepire la natura a la visione giapponese della natura che esiste nel nostro mondo urbanizzato. Potresti raccontarci anche come queste visioni si riflettono nelle pratiche progettuali contemporanee?
In Giappone il modo di creare è poesia. E penso che la natura sia insita nel nostro processo di creazione. Non parlerei del design contemporaneo in generale. La mia intenzione è piuttosto quella di portare avanti esperimenti per guidare i nostri sensi. Penso continuamente a come le persone percepiranno, reagiranno e saranno influenzate dai lavori che presento in questa mostra. Vorrei continuare a osservare i meccanismi della sensorialità e dell'emozione e inserirli nei miei progetti.

Quanto conta la natura come fonte di ispirazione per il tuo lavoro di designer?
Più che la natura in sé, la cosa per me più importante è capire perché e come la natura ispira e influenza le persone. Per questo non mi limito a emulare la forma delle cose che già esistono in natura, ma cerco di tirare fuori delle emozioni attraverso il design. Negli ultimi anni, ho studiato l'essenza che gli esseri umani avrebbero percepito. Non si tratta di arrangiare o ridurre le forme, ma piuttosto di integrare questi fenomeni e le leggi della natura nel design e di vedere come potrebbero influenzarci e ispirarci. Perché credo che ci sia un'allusione per il futuro da qualche parte tra l'essenza del design e la natura. Vorrei continuare a indagare questi aspetti nei miei progetti futuri.

Raccontaci qualcosa di Snow, il tuo nuovo lavoro...
Snow è un'installazione dinamica lunga 15 metri. Centinaia di kg di piume soffiate in ogni direzione ricadono leggeri al suolo. E fanno scaturire la memoria del paesaggio di neve che si trova nel cuore di tutti noi. Questo lavoro mostrerà una bellezza inimmaginabile catturando il movimento innaturale della natura. Questo lavoro deriva da un'installazione del 1997 che mostrava il concetto di neve attraverso un massiccio uso del bianco.

Come aveva reagito il pubblico all'installazione del 1997?
A quel tempo, avevo creato l'installazione nella vetrina di un negozio (Issey Miyake a Parigi, ndr). Attirava l'attenzione non solo di chi si occupava di design, ma anche di passanti, ragazzi e bambini. Mi ricordo ancora quante persone si fermavano a osservare. Da allora, ho sempre sperato di realizzare questa installazione di nuovo, ma a una scala molto più grande.

Che tipo di materiale hai usato e perché?
Ho usato delle piume, che credo sia il materiale più leggero di cui disponiamo oggi. Il paesaggio di neve creato con le piume sarà molto più simile all'immaginario e alla memoria che ciascuno di noi ha della neve piuttosto che a un paesaggio di neve vero e proprio.

Waterfall (cascata) è un altro lavoro che sarà esposto per la prima volta in Giappone. Come lo descriveresti?
Dopo la "Chair that disappears in the rain" (la sedia che scompare nella pioggia), realizzata a Roppongi Hills nel 2002, Walterfall è il più grande tavolo di vetro ottico che sia mai stato creato. È un tavolo di 4,8 metri con un vetro ottico molto spesso, il materiale di solito usato per lo space shuttle. Sorprende chi lo osserva per la sua sembianza che ricorda una cascata d'acqua che scende da una roccia a picco.

Come dobbiamo considerare questi tuoi nuovi progetti: sono più arte o design?
Credo che tutto ciò che ha che fare con la creazione, non solo quindi arte e design, ma anche per esempio scienza e cucina, meritano di essere trattati sullo stesso piano, complice anche la globalizzazione contemporanea. Con questa idea, non penso di dover incasellare i miei lavori come arte o design. Ho sempre avuto una precisa idea di cosa vorrei esprimere prima di pensare una categoria, quindi preferisco che sia l'utente o lo spettatore a sceglierne una. La cosa che mi importa di più non è tanto che il mio lavoro rientri in una specifica categoria, ma che possa andare diretto al cuore della gente.

Il tema della mostra è di ripensare la percezione giapponese della natura, sarebbe a dire di interrogarsi su come il potere inconscio di sentire la natura e il valore della natura in Giappone potrebbe influenzare arte e design. Quali sono secondo te i valori della natura?
Quello che mi interessa non è tanto riprodurre la natura, ma capire come funzionano i sensi dell'essere umano quando vengono in contatto con essa. Ritengo che le cose più belle in assoluto siano quelle irriproducibili, nate per caso; il disordine che non può essere compreso per via teorica. Credo che la natura sia la cosa più bella di questo mondo. La luce del sole, una leggera brezza, la forma armonica di una foglia, la varietà di profumi della natura... Sono cose che tocca le nostre emozioni. Non intendo riprodurle, ma prendere gli elementi che ispirano il nostro animo e integrarli nel design.

Sensing Nature
Mori Art Museum, Tokyo
24.7.2010 – 7.11.2010
  • commenti
  • per aggiungere un commento effettua il login