Mostre d'autunno al Museo del 900

Inaugurano stasera le tre mostre temporanee in programma negli spazi del museo milanese dal 30 settembre 2011 al 15 gennaio 2012.

Tre le esposizioni previste dal programma autunnale del Museo del Novecento: Conversations. Fotografie della Bank of America Merrill Lynch Collection, ospitata presso lo Spazio Mostre al piano terra, Dada | Futurismo. Dalle collezioni milanesi a cura di Italo Rota e Vicente Todolì, che propone una lettura degli scambi tra Dadaismo e Futurismo attraverso le opere di collezioni milanesi e, nella Sala Focus del Museo, Kengiro Azuma 1961, dedicata all'approfondimento di un'opera del maestro giapponese.

Conversations.
Fotografie della Bank of America Merrill Lynch Collection

Come racconta Marina Pugliese, direttore del Museo del Novecento "la mostra, pensata per Milano in virtù della collaborazione tra Bank of America Merrill Lynch e il Museo, porta in città una straordinaria collezione di fotografia che annovera le opere di grandi autori integrando idealmente e a livello internazionale il percorso espositivo del museo".
Conversations, che è stata inaugurata al pubblico per la prima volta al Museum of Fine Arts di Boston e sarà all'Irish Museum of Modern Art di Dublino a febbraio 2012, viene presentata al Museo del Novecento nell'edizione italiana a cura di Silvia Paoli, conservatore del Civico Archivio Fotografico ai Musei del Castello Sforzesco di Milano.
Il percorso espositivo, a partire dalle linee indicate nella edizione americana, valorizza alcuni dei capolavori della collezione ponendoli in "conversazione" tra loro, attraverso accostamenti tematici, ma anche storici e formali, ripercorrendo in modo diacronico la storia del medium fotografico.
Nello stesso spazio espositivo, immagini del XIX secolo dialogano con scatti del XX secolo, primi piani con foto panoramiche, ritratti con foto documentarie, still life con opere astratte, in un gioco dialettico che coinvolge lo spettatore.
In alto: Hellen van Meene, <i>Untitled</i>, 1997. © Hellen van Meene, courtesy Yancey Richardson Gallery. Sopra: Cindy Sherman
<i>Untitled Film Still #50</i>, 1979. Stampa ai sali d’argento. Per gentile concessione dell’artista e Metro Pictures.
In alto: Hellen van Meene, Untitled, 1997. © Hellen van Meene, courtesy Yancey Richardson Gallery. Sopra: Cindy Sherman Untitled Film Still #50, 1979. Stampa ai sali d’argento. Per gentile concessione dell’artista e Metro Pictures.
Dada | Futurismo. Dalle collezioni milanesi
Sviluppatisi a pochi anni di distanza, rispettivamente prima e dopo la Grande Guerra, Dada e Futurismo sostennero con lo stesso tono esaltato un nuovo modo di concepire l'estetica e il ruolo dell'artista. Il debito di Dada nei confronti del Futurismo è evidente: "Avevamo inghiottito il Futurismo con tutte le sue radici, che, però, nel corso della digestione, avevamo risputato completamente" dichiarò Hans Richter. Come le "serate futuriste" anche le manifestazioni Dada mescolavano letture, musica, presentazione di oggetti artistici per scandalizzare il pubblico. Il manifesto di Tristan Tzara rifiutò le pratiche artistiche tradizionali non meno di quanto avevano fatto i manifesti tecnici del Futurismo. Affinità vi era anche nella composizione grafica di manifesti e poster e nello stile delle "parole in libertà" e dei poemi dada.
La selezione di opere proposta sarà occasione per il visitatore di ripercorrere questi due momenti fondamentali della storia dell'arte del Novecento. Dal confronto serrato tra collage, composizioni grafiche di Carrà e Depero, assemblaggi di Schwitters e fotomontaggi di Heartfiel emergerà il tentativo di raccordo attuato da Futuristi e Dadaisti fra le espressioni artistiche maggiori e le cosiddette arti minori. Le opere esposte consentiranno inoltre di verificare come i Dadaisti promuovessero una creatività libera da ogni vincolo e tradizione figurativa, mentre alcuni Futuristi avevano mantenuto un legame con il passato, attraverso Neoimpressionismo e Divisionismo. Parte significativa della mostra è dedicata a libri, manifesti e cartoline dei quali si potrà cogliere tanto l'impianto grafico innovativo, quanto il tono rivoluzionario di asserzioni e dichiarazioni programmatiche, tese a intensificare la compenetrazione tra arte e vita quotidiana.
Filippo Tommaso Marinetti, 	
<i>Guido GuidI</I>, 1916. Inchiostro su carta.
Filippo Tommaso Marinetti, Guido GuidI, 1916. Inchiostro su carta.
Kengiro Azuma 1961
L'approfondimento, curato da Danka Giacon, pone al centro la scultura in gesso Mu realizzata dall'artista giapponese nel 1961. Questa data segna un momento fondamentale nel percorso artistico di Azuma, e precisamente il passaggio da una pratica figurativa, atta a emulare la scultura di Marino Marini, suo maestro a Brera, a una espressione più autonoma, astratta.
In questi anni Azuma, incoraggiato anche dallo stesso maestro, è alla ricerca di nuove forme e l'ispirazione arriva casualmente, come racconta nei suoi aneddoti l'artista, osservando una catasta di cassette di legno per la frutta in cui riesce a cogliere una cadenza ritmica tra "pieni" e vuoti, che da quel momento caratterizzeranno la sua produzione, per l'appunto intitolata "Mu" che in giapponese rimanda al concetto di "vuoto".
Da quel momento Azuma inizia a creare veri propri assemblaggi con l'accostamento di listelli di legno delle stesse cassette da cui, a volte, trae delle sculture in gesso su cui poi interviene con piccoli segni o fori. La scultura Mu è affiancata da un olio, Mu 0.6 e da un'altra serie di opere, sempre del 1961, alcune delle quali di proprietà dell'artista, altre di proprietà delle civiche raccolte del Comune di Milano.
Kengiro Azuma, <i>Mu</i>, 1961. Scultura in Legno 
Archivio Mondadori Electa, Milano / Mauro Ranzani
Per gentile concessione dell’artista.
Kengiro Azuma, Mu, 1961. Scultura in Legno Archivio Mondadori Electa, Milano / Mauro Ranzani Per gentile concessione dell’artista.

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