
di Paolo Campiglio
Artiste a Roma nella prima metà del '900,
Pier Paolo Pancotto,
Palombi Editori, Roma 2007 (pp. 255, € 15,00)
È di moda oggi parlare di arte al femminile, nonostante pochi abbiano effettivamente
constatato che le donne artiste non sono solo una creazione degli ultimi tempi, ma un
fenomeno che ha interessato, con alti e bassi, tutto il secolo scorso. Le vie ufficiali
dell'arte, rigorosamente al maschile, annoverano di norma poche protagoniste, spesso
mogli di qualche importante personaggio, come nel caso della futurista Benedetta,
compagna di Marinetti. Il recente studio di Pier Paolo Pancotto ricostruisce una trama
fitta di presenze al femminile nel panorama romano della prima metà del XX secolo,
tracciando il profilo di artiste, soprattutto pittrici, fino ad oggi trascurate e ponendo
l'attenzione sulla precoce vocazione internazionale della capitale.
È messo a fuoco
dallo studioso il ruolo di Giacomo Balla nella Roma del primo decennio, con il suo
cospicuo gruppo di allieve, tra eredità divisionista e speculazioni futuriste, come
Lucia Tarditi, Annie Cottrau, Annie Nathan, Pierina Levi, Iris Randone, Grethel Cahn
Speyer, e le stesse figlie Luce ed Elica Balla o personalità più complesse come Corinna
Modigliani, artista di evidente talento divisionista, per citarne alcune. Una prima
rassegna internazionale di donne artiste fu organizzata nel 1910 dal periodico Donna a
Torino, dove esposero, tra le altre, le romane Tarditi e Ida Magliocchetti: nomi, volti,
identità di un passato che racchiude il fascino di un'epoca in cui il panorama delle
presenze femminili, anche a livello espositivo non era affatto casuale, bensì,come ha
messo in luce Pancotto, dialettico nei confronti del mondo maschile. Un importante
Regesto delle mostre tenute nella capitale dal 1913 al 1948 passa in rassegna con acribia
filologica le molte esposizioni: emergono in ambito futurista, oltre alla citata
Benedetta, le meno note figure di Rougena Zatkova e di Rosa Rosà, la prima dedita al
polimaterismo e al tattilismo, prematuramente scomparsa nel 1922, vicina a Natalija Gontcharova e Michaijl Larionov; la
seconda, il cui vero nome era Edith von
Haynau Arnaldi, illustratrice insigne. In
seguito, con gli anni Dieci-Venti,
l'affermazione della corrente
espressionistica e neo primitiva di Villa
Strohl-Fern a Roma attesta protagoniste
come Deiva De Angelis, Edita Walterowna
Broglio (moglie di Mario Broglio) del gruppo
di "Valori plastici", la più nota Pasquarosa
Marcelli, artiste giunte a Roma per fare le
modelle senza una specifica formazione
artistica, la cui ricerca pittorica
spontaneamente si poneva in linea con le
tendenze europee.
Il saggio di Pancotto
illustra personalità legate al movimento di
Novecento e alla Sarfatti come Leonetta
Cecchi Pieraccini, Eva Quaiotto, Wanda
Coen Biagini, moglie dello scultore Alfredo
Biagini, le quali percorrono un'avventura
pittorica basata sulla chiarezza e sulla
linearità, in un ritorno alla figurazione non
pedissequo, ma ricco di atmosfere, spesso
a fianco dei mariti pittori o scultori, ove è
sempre difficile distinguere il dare e l'avere.
E ancora, Antonietta Raphaël, Adriana
Pincherle, Katy Castellucci, protagoniste
della Scuola Romana o, affiliata
all'astrattismo, Bice Lazzari, già a metà
degli anni Trenta, quando l'architettato
sistema espositivo statale delle mostre
sindacali poteva permettere un più alto
afflusso di presenze femminili e garantire
una maggiore visibilità; ma si affacciavano
ormai tensioni dialettiche nei confronti della
koinè novecentista.
Il panorama posto in
luce da Pancotto è assai vario e l'analisi si
spinge fino a protagoniste più note come
Carla Accardi, ponendo in luce un dato
inequivocabile: l'eterogeneità della
provenienza di quelle figure, indice del
precoce internazionalismo della capitale,
dalla lituana Raphaël alla lettone Broglio
all'argentina Lenor Fini. A Roma
soggiornarono, tra l'altro, artiste come
Romaine Brooks, Elisabeth Chaplin,
intellettuale vicina ad André Gide legata
all'ambiente romano di Villa Medici, in
contatto con i nabis e Maurice Denis; vi
passò la Goncharova e vi approdarono
Gabriele Münter, Kathe Kollwitz, tra le
presenze internazionali di rilievo. Il volume,
impreziosito di curiose foto d'epoca che
restituiscono il clima e il volto a quelle
protagoniste rimaste per anni ignote, è
accompagnato da un esaustivo apparato
bibliografico.
Paolo Campiglio
Docente di Storia dell'arte contemporanea